Tribuna
11.10.2015 - 18:210
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Un’inutile e controproducente politica garrula e salottiera

di Orlando Del Don, candidato UDC al Consiglio nazionale

Sino alla fine degli anni Novanta, “Quarto potere” e “Cane da guardia della democrazia” erano le definizioni con cui si indicava solitamente la stampa. Termini che andavano per la maggiore, ad indicare ciò che - in ogni Paese libero e democratico - era ed è quanto di più centrale, prioritario e utile si possa immaginare per favorire lo sviluppo di una libera opinione pubblica in grado garantire un corretto confronto politico unitamente ad un civile dibattito democratico in prospettiva di una vita e di una società degne di questo nome. Ma, visto l’andazzo generale e le derive della politica gridata di importazione che si è palesata prepotentemente degli ultimi anni anche alle nostre latitudini - specie in periodo elettorale - si impone una riflessione che riprendo dal grande scrittore russo Alekander Solzenicyn. Durante la terrificante “era Yeltsin”, il celebre autore di “Arcipelago Gulag”, un po’ deluso dal ruolo dei giornalisti (non solo del suo Paese), disse apertamente che “La fretta e la superficialità sono le malattie psichiche del Ventesimo secolo, e più che in ogni altro posto, si riflettono nella stampa”. Qui noi però non siamo in Russia e fortunatamente non abbiamo Yeltsin al potere. Detto ciò, in questo nostro Ticino lascia alquanto disorientati il fatto che ogni volta che un personaggio politico ne stuzzica un altro, sgomita per farsi notare, cerca le luci della ribalta (che gli vengono prontamente servite su un piatto d’argento), la stampa ci caschi e, anzi, rilanci. E tutti gli altri? Tutti i candidati che lavorano in silenzio e dietro le quinte, con passione, onestà, disinteresse, in favore dei cittadini, del Paese e del partito che rappresentano? La loro colpa è forse quella di non essere abbastanza mondani? Ergo, sono noiosi, non bucano lo schermo (fosse anche quello di un portale). Insomma, non esistono. Perché non fanno sceneggiate. Per carità, questa è la nostra società e così è il meccanismo perverso della nostra contemporaneità dell’immagine, digitale e telematica, basata sul mordi e fuggi, dove tutto è merce, anche la politica, pesata un tanto al chilo e tarata in base all’audience, all’apparire e ai decibel grazie ai quali il più tronfio, narcisista e prepotente riesce a farsi sentire e a mettersi in prima fila. Ma alla sostanza, scusate, non ci pensa nessuno? Non sarebbe il caso di raccontare che la politica sarà anche cosa noiosa, ma è pure una roba seria, in grado di condizionare la vita di tutti i giorni, compresa quella dei cittadini che sbadigliano se non sentono (metaforicamente) l’odore del sangue? Glielo vogliamo ricordare e spiegare, al cittadino elettore, che quando si va fa a fare la spesa, si pagano i premi di cassa malati e l’affitto, si fa il pieno di benzina o si va a mangiare una pizza con gli amici… anche quella è politica? Se due candidati dello stesso partito si scontrassero su temi di spessore, su diverse visioni del mondo, differenti strategie del futuro, i ping pong e le reciproche accuse ci starebbero anche, dando altresì smalto, spessore e qualità al dibattito in vista del rinnovo dei poteri. I cittadini potrebbero allora riflettere sulle diverse sensibilità, all’interno del medesimo schieramento politico (e non), e prenderebbero decisioni più ponderate e responsabili al momento del voto. Ma le dichiarazioni su Tizio che “mi ha fatto questo”, Caio che “ha detto le bugie”, Sempronio che rischia di fare “la bua” al partito, mentre (poverino lui!) egli “è il più bravo, il più bello e il più buono”, tutto ciò non dovrebbe essere relegato al chiacchiericcio post party, quando tutti sono un po’ brilli e, in questo caso, si giustificherebbe anche qualche dichiarazione sopra le righe? I giornalisti hanno una responsabilità enorme nella formazione dell’opinione pubblica. Spetta ai mass media fare la tara, proporre un dibattitto di spessore, non dare spazio invece ai capricci e al gossip (se non nelle pagine di costume che, credo, dovrebbero essere ben separate da quelle della cronaca politica). Altrimenti, porsi domande sulla disaffezione dei cittadini nei confronti della politica rimarrà una pura e ipocrita formalità. E il destino del Paese, inevitabilmente, non meravigliamoci se sarà poi relegato in secondo piano e disatteso! Non lamentiamocene poi dopo, strappandoci le vesti e cercando capri espiatori per la sorte infausta che ci tallona. La campagna elettorale è oramai agli sgoccioli, cerchiamo quindi di occuparci di questioni serie e dimentichiamo queste scenette da strapaese che esprimono solo il malcostume di politici di piccolo cabotaggio in via – speriamo – di spontanea e naturale estinzione per consunzione ed insignificanza intrinseca! Orlando Del Don, candidato UDC al Consiglio nazionale
Potrebbe interessarti anche
© 2020 , All rights reserved