Tribuna
06.12.2015 - 13:490
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Stop alla discriminazione fiscale del matrimonio

di Marco Romano, consigliere nazionale PPD

Nelle scorse settimane, in una conferenza stampa disorientante e per certi versi disarmante, il Consiglio federale ha lanciato la campagna contraria all’iniziativa popolare «Per il matrimonio e la famiglia – NO agli svantaggi per le coppie sposate». La votazione è agendata il prossimo 28 febbraio 2016. L’iniziativa promossa dal PPD chiede di finalmente porre fine alla penalizzazione fiscale delle coppie sposate rispetto a quelle “semplicemente” conviventi. Di fatto, dal giorno in cui convolano a nozze, due giovani pagano più imposte federali rispetto a quando erano concubini. Un’ingiustizia e una discriminazione confermate in una sentenza del Tribunale federale già nel lontano 1984 (!). Il matrimonio non deve venire svantaggiato rispetto ad altri modi di vita. Le varie legislazioni fiscali cantonali sono state di seguito negli scorsi decenni corrette, ma a livello federale non si è mosso nulla. Dopo che per anni la Berna federale ha fatto orecchie da mercante, mettendo impropriamente le mani nelle tasche delle giovani famiglie, il PPD ha lanciato con successo questa iniziativa. Ora il Governo federale persiste nella propria incoerenza. Invita il Popolo a respingere l’iniziativa. Le motivazioni sono strumentali. Non ci vuole molto per eliminare questa penalizzazione fiscale, ma evidentemente si fa di tutto per guadagnare tempo e di conseguenza introiti per le casse della Confederazione. La chiara sentenza del Tribunale federale va tramutata in legge prima possibile, sono passati trentuno anni! Il Consiglio federale afferma che “[…] sebbene questo obiettivo sia sostenuto in modo unanime, le opinioni sulle modalità di attuazione divergono ampiamente […]”. Inammissibile. Il Governo accetta di fatto che ottanta mila giovani coppie paghino imposte maggiorate perché sposate. Peggio, disincentiva il passo verso il matrimonio. Un segnale oltremodo negativo nell’odierna società contraddistinta da un crescente individualismo e relativismo. A livello fiscale sposarsi “non conviene”. Ricordiamo poi che l’ingiustizia colpisce anche le coppie in unione domestica registrata. Tra i contrari vi è poi chi rifiuta l’iniziativa perché essa definisce il matrimonio quale durevole convivenza, disciplinata dalla legge, di un uomo e di una donna. Questa definizione corrisponde all’attuale interpretazione della Costituzione, è ripresa nel diritto civile, dalla giurisprudenza ed è la prassi odierna in ogni ambito. Ci mancherebbe. Dal 2007 è riconosciuta l’unione registrata alle coppie dello stesso sesso, garantendo gli stessi diritti e le stesse protezioni riconosciute dal matrimonio. La critica alla formulazione del testo è di conseguenza fuorviante e strumentale poiché l’iniziativa è di natura prettamente fiscale e va a beneficio anche delle coppie in unione domestica registrata. Il matrimonio è e resta l’unione tra un uomo e la donna. Le discussioni future sono aperte e imprevedibili. In ogni modo su eventuali modifiche voterà il Popolo. Non è corretto e politicamente responsabile nei confronti delle migliaia di coppie che pagano imposte maggiorate perché sposate, respingere per questi motivi l’iniziativa al voto il prossimo 28 febbraio. Marco Romano, consigliere nazionale PPD
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