Tribuna
20.09.2016 - 13:060
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Ascendente e intelligente: dall’ETH la soluzione smart al 9 febbraio

di Sinue Bernasconi, membro GLRT

Da alcuni anni fenomeni come la pressione sui salari e la spietata concorrenza coi lavoratori esteri hanno generato un malcontento diffuso nella popolazione ticinese. E non si tratta soltanto di un artefatto partorito dal verde domenicale: le statistiche ci sbattono in faccia la cruda notizia che quest’anno vi sono 364 (!) nuclei familiari in più che beneficiano dell’assistenza. Pur trattandosi, almeno in parte, di un travaso dalla disoccupazione non possiamo minimizzare. Anche perché recenti cifre suggeriscono che il nostro tasso di disoccupazione giovanile (ai sensi dell’ILO) sia il doppio rispetto a quello nazionale. Tuttavia, taluni continuano cinicamente col solito ritornello: “la situazione non è preoccupante”, “stiamo tutto sommato bene”. Poca empatia, insomma. Perché ogni tentativo (esagerato) di abbellimento della situazione del mercato del lavoro è uno sputo in faccia a tutte quelle persone che giorno dopo giorno vivono le frustrazioni e le sofferenze dell’assenza della colonna portante della dignità umana: un lavoro che permetta di vivere decorosamente. “I soldi dell’assistenza non hanno lo stesso sapore di quelli guadagnati col sudore”, mi disse un giorno una signora. E come darle torto. Le suddette distorsioni del mercato del lavoro vanno dunque corrette al più presto, nell’unica (!) sede – Berna – che può legiferare su questioni che toccano il diritto nazionale e internazionale. Ed è proprio nella direzione indicata da “Prima i nostri!” che si sta remando a livello federale, anche grazie al dinamismo del Consigliere di Stato Christian Vitta (PLR) e del suo Dipartimento. Il DFE non solo ha presentato a settembre dell’anno scorso 8 misure volte alla tutela del mercato del lavoro ticinese, tra cui il potenziamento degli Uffici cantonali preposti alle attività di sorveglianza e l’inasprimento delle sanzioni, ma si è altresì messo in luce nella ricerca di una concretizzazione smart del voto del 9 febbraio. Questo impegno ha dato alla luce la clausola di salvaguardia “bottom-up”, concepita dal Prof. dell’ETH Ambühl e dal suo team. Una soluzione che ha già raccolto lodi sia negli altri Cantoni che a Berna. Il meccanismo ascendente di questo modello possiede il gran pregio di tener conto delle specificità settoriali e regionali, ciò che permette di essere attivata temporaneamente, localmente (solo per alcuni Cantoni o regioni) e settorialmente (solo per alcuni rami economici). In questo modo, gli interventi somministrati al mercato del lavoro agirebbero in modo mirato e intelligente, allo stesso modo in cui non si pratica l’anestesia totale per levare un dente ma basta un intervento locale e meno invasivo. Gli scettici pensino che se questa clausola bottom-up fosse già in vigore, in Ticino il principio della preferenza indigena sarebbe già scattato da ben due anni! Per combattere gli effetti perversi della libera circolazione anche il Parlamento federale si sta applicando per migliorare la prognosi del mercato del lavoro. Con ogni probabilità, le due Camere sosterranno a breve la facilitazione di rinnovo dei contratti normali di lavoro (CNL), che impongono salari minimi obbligatori nei settori in cui è stato riscontrato dumping salariale, e l’inasprimento delle sanzioni massime previste dalla Legge sui lavoratori distaccati che passeranno da 5’000 a 30’000 franchi. Al sogno fatato dell’UDC io preferisco l’impegno, concreto e proattivo, di chi da qualche mese a questa parte ha preso con fermezza e destrezza le redini del più ostico dei Dipartimenti, promuovendo svariate misure a tutela del mercato del lavoro ticinese e facendosi promotore di una soluzione pragmatica e intelligente al voto del 9 febbraio. Domenica prossima lasciatevi pure ammaliare, ma non da “Prima i nostri!”… Sinue Bernasconi, membro Giovani liberali radicali ticinesi
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