Tribuna
04.02.2017 - 09:010
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Riforma III delle imprese, per il Ticino una gara persa in partenza

di Lisa Boscolo

A febbraio saremo chiamati a votare sulla riforma dell’imposizione dell’imprese 3, in sostanza il progetto propone di abolire la tassazione speciale per le holding e in cambio da ai Cantoni diversi strumenti per ridurre l’imposizione normale dell’imprese. L’idea di abolire le nicchie fiscali è stata lanciata dal centro-sinistra diversi anni fa, poiché era chiaro già allora, che una tassazione diversa fra due aziende che risiedono stesso territorio non sarebbe stata accettata per sempre dagli altri Paesi. Chiaramente in caso di abolizione delle nicchie (che erano tassate poco), è necessario compensare le maggiori entrare per lo Stato e trovare dei metodi per rimanere attrattivi sul piano fiscale con le altre nazioni. Il progetto di riforma uscito dal Parlamento federale presenta sostanzialmente due problemi, uno di carattere generale poiché le perdite fiscali sono difficilmente quantificabili, l’altro più specifico dei Cantoni finanziariamente deboli, poiché accentua la concorrenza fiscale inter-cantonale. Senza entrare in dettagli troppo tecnici, i nuovi strumenti fiscali che la Confederazione fornisce ai Cantoni permettono in caso di ottimizzazione fiscale massima di ridurre l’utile imponibile dal 100 % fino al 20 %. Queste nuove misure chiaramente si applicano alle aziende che prima erano tassate in modo speciale, ma proprio per evitare discriminazione adesso saranno fornite anche all’imprese che prima erano tassate normalmente. Questo crea un enorme dubbio sulle possibili perdite fiscali per i Cantoni (e di conseguenza per i comuni), basta ricordare quanto è successo in Belgio con una riforma simile si aspettava di perdere 300 milioni all’anno e alla fine si è ritrovato con circa 5 miliardi perdite all’anno. Il secondo aspetto, ancora più importante per il Ticino, è che la Confederazione da la possibilità, ma non obbliga i Cantoni ad utilizzare i nuovi strumenti. Chiaramente nessuno è contrario al federalismo fiscale, ma è chiaro che in una situazione come quella odierna Cantoni come Zugo e Svitto potranno permettersi di abbassare le imposte molto di più rispetto a Ticino e Uri. Quindi il rischio non è tanto che le aziende si trasferiscano all’estero, ma che si spostino in altri Cantoni più attrattivi, e visto che il nuovo sistema si applica a tutte le imprese e non più solo alle holding, le aziende che potrebbero cambiare sede sono molte di più di quelle che possiamo aspettarci. Il rischio concreto è quindi di ritrovarci con molte meno risorse fiscali e quindi di dover ridurre i servizi per cittadini e gli acquisti cantonali e comunali, che rappresentano le entrate per molti piccole e medie imprese e per molti artigiani del Ticino che danno lavoro in questo Cantone. Per questi motivi è necessario opporsi a questa riforma, e chiedere al Parlamento una più contenuta che eviti accentuare troppo la concorrenza fiscale fra i Cantoni, dato che per il Ticino quest’ultima è una battaglia già persa in partenza. Lisa Boscolo
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