Tribuna
20.12.2020 - 09:000

Morisoli: "Un quarto di secolo fa lo facemmo, perchè nessuno ora cerca 101 misure?"

Nel 1996 il democentrista propose per rilanciare economia e lavoro di un Ticino in crisi. "Fu un piano di rilancio abbozzato e messo in vigore in meno di 4 mesi! In 15 giorni lo schizzo, l’affinamento in 2 mesi, l’approvazione in 1 mese"

di Sergio Morisoli*

Era il lontano 1996, durante le due settimane dal 12 al 23 febbraio fuori dalle finestre del Palazzo delle Orsoline eravamo in pieno carnevale Rabadan. Fu inaugurato e attuato per la prima volta il concetto di “città del carnevale”. Dentro le mura di Palazzo approfittai di quelle due settimane di babilonia esterna ma di calma interna per ordinare delle idee e delle proposte per rilanciare economia e lavoro di questo Cantone che tanto soffriva della grande crisi della prima metà degli anni ’90.

Questo riordino di idee, appunti e intenzioni finirono in un documento poi chiamato dal largo pubblico “101 Misure”, ma il nome in esteso faceva: Strategia e misure puntuali di sostegno al rilancio economico del Ticino. Gli uffici del DFE e di altri Dipartimenti toccati dalle misure, si adoperarono per affinarle e correggerle in modo di poterle presentare al Governo e al Pubblico. Il 2 maggio le 101 Misure furono presentate in conferenza stampa, e furono messe in consultazione, non solo alle categorie abitualmente consultate ma a tutti coloro che ne fecero richiesta fino al 3 di giugno. Il 20 di giugno fu organizzata una giornata di approfondimento
nell’auditorio della Scuola tecnica superiore di Trevano, in quell’occasione furono presentati i risultati della consultazione alla quale risposero per iscritto 196 entità diverse del mondo socioeconomico ticinese, proponendo ulteriori indicazioni complementari da includere nelle 101 Misure. I media definirono la giornata di approfondimento e di dibattito diretto con l’economia di Trevano: il “D day dell’economia” o la “convention dell’economia” ticinese; vi parteciparono infatti attivamente oltre 300 imprenditori. In quel girono si votò democraticamente nell’auditorio anche quali erano le misure prioritarie. Si stilò una top ten
delle 101 Misure. Per la cronaca, dal 2 maggio al 28 giugno vennero scritti in Ticino e in Svizzera 181 articolo con a tema le 101 Misure; una media di 4 articoli al giorno ininterrottamente per 8 settimane!

Il DFE con Marina Masoni aveva ottenuto direttamente dall’economia la “licenzia di gire”, cioè mettere in pratica le 101 Misure. A fine 2005 l’81% delle 101 Misure erano state realizzate e il 13% in corso di realizzazione, il 22% in fase di realizzazione e il 7% abbandonate. 

Ma perché si fece tutto questo? Il Ticino di metà anni ’90 si trovava in una situazione di crisi notevole, di anno in anno i parametri economici e sociali peggioravano e molti auspicavano un’inversione di tendenza, in un cambiamento. Il mondo correva veloce, la concorrenza internazionale era fortissima e noi stavamo perdendo il treno su più fronti. Fummo accusati di proporre solo una serie di misure puntuali anziché una pianificazione economica di lungo termine. Eravamo coscienti che senza salvare il presente e senza rimettere in moto l’economia cantonale, nel giro di qualche anno il futuro ce lo saremmo potuti solo sognare. Erano misure immediate e di urgenza per non sparire, ci sarebbe stato il tempo dopo aver tappato
l’emergenza del declino per proiezioni teoriche e più élitarie.

Il clima che si respirava era un po’ simile a quello attuale; si certo ci vogliono le locomotive che ci portano nel futuro, ma se sparisce “il tempo di mezzo” cioè il presente le migliori intenzioni per il futuro non servono a molto. Vediamo cosa successe di grande dal 1996 al 2005 grazie a queste misure; volute da noi fortemente, poi sostenute dall’economia, poi condivise dal Governo nei diversi aggiornamenti annuali delle linee direttive, sempre osteggiate dalla sinistra e mai difese o lodate dai media nemmeno con il senno di poi.

Per dire il clima dell’epoca serve un aneddoto. Al Carnevale Rabadan (ma non solo in quello) del 1997, era l’anno successivo al lancio delle 101 Misure ci furono carri allegorici e gruppi che prendevano in giro questo programma di rilancio. Un periodo di tempo di successo, e quindi di vero rilancio sebbene zavorrato dal declino dei primi anni Novanta e poi martoriato dalla crisi del dopo “torri gemelle”.

Il PIL per abitante era crollato in termini reali dai 59'000 franchi per abitante del 1990 ai 53'000 franchi nel 1995 (- 11% in 5 anni!), ritornò ai 59'000 franchi nel 2006 con un tasso di crescita positivo consecutivo per 10 anni! I posti di lavoro del secondario e del terziario nel 1990 erano 170'000 e scesero fino a 151'000 nel 1998 (- 12%), risalirono a 163'000 a fine 2005. La disoccupazione era dell’1.8% nel 1990 e toccò il 7.8% nel 1997, e si ridusse al 4.9% nel 2006 dopo aver toccato il minimo del 2.1% nel 2001.

Un tema sempre rimproverato a questo periodo e alle 101 Misure è quello fiscale. Anche qui è utile far chiarezza con i dati. In quei tempi furono proposti ben 4 pacchetti mirati di sgravi fiscali. Nei primi anni ’90 il Ticino era tra gli ultimi e peggior Cantoni quanto a attrattività e sostenibilità del carico fiscale. Nel 1995 eravamo appena sotto la media svizzera (100 punti) per il carico fiscale complessivo delle persone fisiche e delle persone giuridiche con 96.2 punti, mentre grazie agli sgravi nel 2005 scendemmo a 73.1 punti, con questo risultato salimmo tra i primi 5 posti per attrattività fiscale in Svizzera. Il fatto fu che, come pensavamo, con una diminuzione del carico fiscale di 23 punti il gettito complessivo aumentò notevolmente dapprima del 14.5% da 849 milioni nel 1995 a 970 milioni nel 2005, e continuò salire negli anni successivi fino ai 1'100 milioni del 2007 (+29.5%). Nel 1990 eravamo, fatta 100 punti la media Svizzera,
per le persone fisiche a 94.8 punti, nel 1995 a 90 e nel 2005 a 61.6 punti. Per le persone giuridiche a 126.5 punti nel 1990, a 121.9 punti nel 1995 e a 89.5 punti nel 2005. Nel 1995 i meno abbienti avevano un carico fiscale di 74.9 punti e nel 2005 di soli 42 punti; il ceto medio aveva un carico fiscale di 89.2 punti nel 1995 e di 56 punti nel 2005 cioè una pressione fiscale del 37% in meno rispetto a dieci anni prima! Per i ricchi si passò dai 104.3 punti del 1995 ai 69.7 punti del 2005, ottenendo una crescita notevole del gettito per questa categoria di contribuenti. Il gettito fiscale delle aziende passò da 186 milioni nel 1995 a 286 milioni (+53.7%)

In sintesi, contrariamente alla leggenda metropolitana messa in circolazione per denigrare la politica fiscale delle 101 misure e dei 4 pacchetti di sgravi, leggenda ancora oggi dura a morire dopo quasi  20 anni dagli ultimi sgravi fatti, grazie agli sgravi fiscali si riempirono le casse dello Stato. Tant’è che si cumulò un tesoretto che fu dilapidato definitivamente verso il 2010. Avevamo dimostrato, prima con i calcoli poi con i fatti il principio del “meno tassi più incassi” o per i più sofisticati avevamo dimostrato la fattibilità della “curva detta di Laffer”. Per ciò che riguarda i contribuenti, persone fisiche, di ceto medio è utile ricordare le misure principali che diminuirono il carico fiscale su di loro: aumento della deduzione per figli da 6'200 a 10’400 franchi; deduzione per figli agli studi da 5'600 a 12'600 franchi; deduzioni per attività lucrativa dei coniugi da 4'400 a 7'200 franchi; raddoppio della quota di sostanza esente da imposta da 100'000 a 200'000 franchi; deduzioni per oneri di cassa malati da 7'400 a 9'000 franchi per coniugati e da 3'700 a 4'000 per singles; deduzione sociale sulla sostanza da 30'000 a 60'000 franchi. Ma per capire bene l’opera da noi intrapresa di sostegno del reddito del ceto medio e non della voracità fiscale dello Stato, basta un paragone. A fine 2006 una famiglia del ceto medio con padre e madre che lavorano con due figli, e un reddito imponibile di 40'000 franchi pagava 1'669 franchi di imposta; la stessa famiglia prima di quell’anno e prima dei pacchetti di sgravi fiscali mirati pagava 4'412 franchi di imposta. Sono un totale di 2'743 franchi di imposta in meno all’anno, cioè il 62% in meno.

Non va dimenticato poi che per tutto questo periodo le 101 Misure avevano anche dei costi e che la spesa crebbe in modo non sempre ordinato, anzi ci furono delle sbandate non da poco. Il controllo fu mantenuto solo grazie alla consapevolezza di tutti di portare avanti un programma come le 101 Misure in parallelo a un programma di risparmi mirati e selettivi. Con un’operazione colossale si riuscì a correggere la crescita della spesa di 541 milioni dal 1996 ai primi anni del 2'000, metà con dei pacchetti di risparmio ad hoc e l’altra metà con interventi decisi su 3 o 4 Preventivi. La spesa non diminuì mai, nel 1995 era di 2113 milioni ed era nel 2005 di 2'628 milioni, quindi un aumento di 515 milioni all’anno anno. In conclusione, fu un piano di rilancio abbozzato e messo in vigore in meno di 4 mesi! In 15 giorni lo schizzo, l’affinamento in 2 mesi, l’approvazione in 1 mese e poi l’attuazione su un decennio attraverso
decreti, modifiche di legge settoriali valide fino ai giorni nostri. 

Il prossimo mese di febbraio saranno passati 25 anni dalla scrittura delle 101 Misure. Perché oggi chi ha l’onore e l’onere di tracciare una via d’uscita alla pesante crisi umana prima che finanziaria, non potrebbe fare come facemmo allora?

Mettersi lì, provare a scrivere, trovare il coraggio di confrontarsi, tener conto delle avversità ma non farsi intimorire, ma soprattutto crederci fino in fondo affinché i cittadini che non sanno mai se i piani sono giusti o sbagliati, ma sanno con che cuore li stai proponendo, siano con te. Cioè se sei integro e genuino e a partire da questo loro giudizio ti sostengono. Accettando tagli e accettano sogni, e non meno importante accettano anche qualche errore.

 

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