Cronaca
25.09.2017 - 12:180
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Dopo la foto di Hitler, cosa resterà della civica?. Da Pamini, "come potranno riguadagnare credibilità" ai commenti sui giornali, più che sulla civica pare di aver votato sui docenti

La Lega disse che era un voto su chi avrebbe comandato nella scuola pubblica, e purtroppo, dopo il post del docente di Barbengo, sembra aver ragione: non a livello partitico, però, ma docenti contro tutti. Dalle analisi sui giornali, emerge che si è votato contro di loro: e la materia?

BELLINZONA –“Ora ... si pone un grande problema, una grande domanda: i tanti docenti e le direzioni di istituto che sono scesi in campo gridando ripetutamente no alla malacivica spendendo decine di migliaia di franchicon inserzioni sui giornali, come faranno a riguadagnare crediblità insegnando con la giusta dedizione la nuova materia? “ Lo ha scritto Paolo Pamini ieri su Facebook, e a dire il vero,a prima vista, poteva sembrare l’eterna polemica che in questa durissima campagna prima della votazione sulla civica ha opposto fautori e contrari, coi professori schierati in buona parte, almeno coloro che si sono espressi, per il no.

Un post che pareva poter passare quasi inosservato, perché in Svizzera di solito il voto poi è sovrano e di agisce di conseguenza: come pensare che un infermiere, perché scontento del voto sull’EOC, decidesse di operare in modo diverso o secondo quello che avrebbe desiderato uscisse dalle urne.
Insomma, l’illusione è che tutto sarebbe stato scordato, o almeno smorzato, e invece ci ha pensato un docente di Barbengo a riaccendere la polemica mai spenta, parlando di un voto che è un prodotto nazista.

E i docenti tornano al centro del quadro. Questa mattina ci eravamo stupiti nel trovarli protagonisti su tutti i quotidiani ticinesi, loro al centro di tutto. Loro che, al di là delle voci pubbliche, non si esprimono, non si difendono dall’essere definiti una casta. Avevamo provato, ai tempi, a parlare con qualche professore: dichiarazioni ufficiali, nessuna, tanta reticenza, per poi sussurrare, fuori dai denti, che in effetti gli stipendi sono migliori di quelli di molte parti del mondo, ma che, attenzione, le caste sono anche altre visti i salari, oppure che le condizioni di lavoro sono ideali, ma che socialmente ha perso il suo prestigio, e anche le retribuzioni non sono poi questo granché. Insomma, due docenti, due pareri diversi, nessuno che voglia parlare.

I Verdi ieri si erano preoccupati dello scollamento fra società e docenti, determinata dal voto. È davvero così importante?

Leggiamo Aldo Bertagni, su La Regione. Parla di crisi di settori che hanno perso credibilità, prima i politici, poi inserisce anche i media, e ora, i professori, “. si sono visti di fatto destituiti dal ruolo sin qui esercitato, dall’autorevolezza sin qui data per un sapere universalmente riconosciuto. Mai come in questa occasione il corpo docente era sceso in campo con passione e volontà in una “campagna” popolare.”

Tranne quando si trattò di andare alle urne sulla scuola pubblica, e allora il popolo li ascoltò. “Cosa è cambiato in 16 anni?”, si chiede Bertagni (aggiungiamo noi, però, il tema era decisamente diverso e meno “rivoluzionario”: in fondo si tratta di una materia in più, non di uno stravolgimento della scuola in sé stessa). “Approvo tutto ciò che è contro una presunta élite da combattere proprio perché altro da me. Per principio, perché non mi fido. E ben mi guardo di approfondire, perché non so appunto di chi fidarmi” è il suo ragionamento, definendo paradossale che si siano ascoltati i politici (“che non sempre si presentano con un’immagine civicamente ineccepibile” rispetto ai docenti che la civica la insegnano: ha perso un’altra casta, scrive Bertagni, senza sapere chi ha vinto.

“Quando la classe docente si ostina con tanta determinazione e insistenza nel veicolare un messaggio in vista di scelte popolari, ottiene l’esatto effetto contrario. Se si tratti di una ribellione popolare nei confronti di una categoria o d’altro rimane un dubbio senza una risposta univoca”: scrive invece sul Corriere del Ticino Gianni Righinetti.

Ieri in fase di commento, il PS aveva sottolineato si sostenere la civica e di non concordare con chi denigra però i professori. Quando a Bertoli il Corriere ha chiesto se è un voto di sfiducia verso i docenti stessi, ha ribattuto “non credo e mi auguro tanto che non sia così. Anche perché poi il rischio è quello di contraddire il saggio proverbio “Ofelè fà el tò mesté”, che non vale solo per la scuola. Non tanto perché non si debba discutere di scuola, ma perché si vanno a toccare i dettagli organizzativi e a incidere su elementi direttamente collegati alla professionalità”.

Insomma, ingenuamente credemmo che la storia della casta facesse parte di una campagna troppo urlata dove, a volte, si dice qualcosa che non si pensava all’inizio, ci si fa trascinare dalle provocazioni, volute o meno degli avversari.

La Lega qualche tempo fa disse che era un voto sul controllo della scuola pubblica: intendendo, ovviamente, a livello politico. Forse non ci ha visto sbagliato, anche se non per quanto concerne i partiti. Era un voto sulla civica o sui docenti? Si era creduto sulla prima, adesso pare sui secondi…

Intanto, il Comitato per il no ha voluto stigmatizzare il post di Maurizio Cimarosta, il docene di Barbengo, sottolineando che non riflette in alcun modo il pare del comitato stesso.
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