Cronaca
10.10.2017 - 09:270
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Uno spazio angusto, un coltello a pochi millimetri da un altro asilante: i dettagli di quanto accaduto a Brissago

L'inchiesta dovrà far luce per capire se sparare era l'unica cosa possibile da fare per l'agente, che ha colpito e ucciso un 38enne dello Sri Lanka. Il Municipio chiede di spostare i richiedenti l'asilo, spiegando che non è il primo episodio accaduto nell'edificio

BRISSAGO  - A Brissago, si indaga per capire se sparare era l’unica cosa possibile da fare per l’agente che ha ucciso un richiedente l’asilo 38enne. L’uomo era in attesa di un giudizio sulla sua posizione, ovvero se poteva rimanere in Svizzera o no, e da circa un anno era a Brissago, dopo essere arrivato in Svizzera Interna nel 2015. In patria ha una moglie e due figli.

Ad ogni modo, a chiamare la Polizia è stato un altro richiedente l’asilo, con cui era in corso un litigio. E quando l’agente ha sparato, l’asilante poi deceduto stava puntando un coltello contro l’uomo che appunto ha chiamato aiuto: pochi millimetri, e l’avrebbe colpito, sicuramente ferendolo, magari peggio. In quel momento, è partito lo sparo e a nulla sono valsi i soccorsi degli agenti al 38enne.

Sono i dettagli che emergono man mano che si esamina quella maledetta notte. Lo spazio era angusto, e per gli altri due richiedenti l’asilo, entrati nell’edificio con la Polizia, non ci sarebbe stata via di fuga.
Il Municipio, intanto, ha chiesto al Governo di spostare gli asilanti in attesa di risposta (quindi con un permesso N, come il tamil morto, o F) presso strutture centralizzate e sottoposte a sorveglianza privata, fattori che non ci sono nel palazzo dove è successo il dramma e dove qualche tempo fa c’era già stato un episodio di violenza, oltre a varie segnalazioni per schiamazzi notturni.
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