Cronaca
12.12.2017 - 16:010
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

"Denti rotti, sgabelli in posizioni assurde, suicidi con due colpi di pistola, i proiettili sul letto". Quei suicidi che forse furono assassinati, ecco la tesi shock di Galimberti

Il giornalista ha pubblicato con la Flamingo Edizioni una coraggiosa inchiesta su alcuni casi che non lo convincono, in particolare quelli dell'avvocato Borelli e del giovane Mascaro. "Sono orgoglioso di questo paese ma voglio far notare che ci sono Magistratura e Polizia che lavorano male"

BELLINZONA – Avete presente Poirot, che indaga imperterrito su un treno bloccato nella neve in Assassinio sull’Orient Express? Ecco, le morti misteriose, quelle dove un dettaglio può fare la differenza, affascinano. Quando si apre un caso, oltre agli investigatori, a modo loro indagano anche i giornalisti, per poter riferire i fatti ai loro lettori.

Cosa succede se la Magistratura arriva a una conclusione e il cronista è convinto di un’altra? Rimane quel tarlo, quel dubbio: è stato davvero un suicidio, come hanno detto? Corrado Galimberti, cronista che ha lavorato per l’UDC (come responsabile stampa), per il Mattino, il Mattinonline, 10 minuti, L’inchiesta, Scelgo io, il Caffè, la Gazzetta ticinese illustrata, la Regione e l’Eco di Locarno, ha voluto scrivere un libro, dedicato ad alcuni casi archiviati come suicidi che non lo convincono. Il libro si intitola “Misteri esauditi”, pubblicato con la Flamingo Edizioni.

Il suo autore ci racconta perché ha voluto scriverlo. E seguire i vari episodi attraverso la sua lettura, ecco, fa sembrare di essere sul set di un giallo… ma questa è realtà.

Ci parla del suo libro, in poche parole?
“È un’inchiesta giornalistica che ho svolto su alcuni casi ufficialmente classificati come suicidi ma che, secondo la mia opinione, sono omicidi. Due li ho seguiti personalmente, uno abbastanza recentemente e uno tempo fa, parlando coi parenti, con le persone più vicine alle vittime, mentre ho visto la documentazione di altri casi. E reperendo materiale ho indagato per mio conto”.

Per chi non ricorda i casi, cosa successe?
“Il primo caso è quello dell’avvocato Daniele Borelli, definito da un quotidiano ticinese come l’avvocato della mafia. Un termine molto pesante, secondo me. Fu trovato impiccato nel 2011. Ho visto le foto della scientifica, che la madre ha ottenuto tramite avvocati dopo un anno, insistendo molto con la Polizia. Ritengo sia uno dei casi più eclatanti. Le cito qualche dettaglio. L’autopsia diceva che la dentatura era regolare, io ho visto le foto e gli mancavano due denti, sul viso c’erano dei lividi. mi pare evidente sia stato picchiato. La compagna l’aveva visto la sera prima, e i denti c’erano tutti, mentre di lividi non c’era traccia. È stato trovato lo sgabello, su cui sarebbe salito per impiccarsi, in una posizione strana, innaturale. L’ipotesi più probabile, esistendo anche intercettazioni da parte della Polizia ticinese ed anche italiana in cui si sosteneva che fosse divenuto un peso, è che ci si sia disfati di lui”.

L’altro caso, invece?
“È quello di Valerio Mascaro. Era un ragazzo. Un giorno venne ritrovato suicida nei boschi vicino a Lamone. Prima cosa: la pistola era sul petto, particolare un po' strano per un suicida. Era stato poi appena operato a un ginocchio, si muoveva con le stampelle, come si fa ad andare con le stampelle in un bosco di notte? Il giovane era stato visto dai genitori la sera prima della morte mentre saliva sull’auto di alcuni mafiosi, e con questo intendo esponenti della mafia, i cugini Andali. L’ipotesi è  che lui facesse per loro cose illegali, e che a un certo punto gli abbiano chiesto di uccidere una persona, poi assassinata qualche mese dopo, e che si sia rifiutato. A quel punto, sapeva troppo, e fu eliminato. Anche il padre, che faceva domande scomode, è stato quasi investito da un’auto. Nel giorno prima del funerale, con presenti molti parenti dalla Calabria che avrebbero dormito a casa della famiglia, la madre trovò su un letto a castello appena rifatto una manciata di proiettili".

Ha idea di chi possano essere gli assassini?
“Questa è grossa! In uno dei due casi ci sono sospetti molto fondati: parlo di Valerio Mascaro, si tratterebbe di persone a loro volta assassinate a Zurigo. Se dicessi che penso che sia stato Pinco Pallino incorrerei in querela…Però se penso che in un altro caso, quello di Giancarlo Tramezanni, ci dissero che una persona si era suicidata con due colpi in testa... come è possibile?”

Secondo quanto ha visto, in Ticino si archiviano più facilmente casi sospetti rispetto per esempio all’Italia o alla Svizzera Interna?
“Non ho dati per equiparare la situazione svizzera rispetto ad altre europee. Ma sei casi in un ventennio archiviati come suicidio quando richiedevano, secondo me, un supplemento di indagine, sono già sei di troppo. Ciò che mi ha lasciato con l’amaro in bocca è che quando ho contattato il portavoce del Ministero Pubblico mi è stato detto che non si potevano rilasciare dichiarazioni sul caso o perché era chiuso, in alcuni casi, o perché era aperto, in altri”.

Cosa l’ha spinta a indagare e a pubblicare il libro? Voglia di giustizia o di scoop, essendo lei giornalista?
“La voglia di fare scoop mi è passata da un pezzo! Non ho la stessa voglia e lo stesso entusiasmo di prima su questo mestiere. Il trucco che hanno capito bene quelli che dirigono le danze è non parlarne: e non se ne parlerà. Penso al caso Mascaro, mi chiamò la RSI perché erano emersi nuovi particolari che deponevano a favore dell’omicidio, immagino legato alla morte dei cugini Andali. Poi non se ne è più sentito niente. Un amico che lavorava in Polizia mi disse che dopo il mio articolo si voleva riaprire il caso, non se ne è fatto nulla. A me sembra interessante far notare che in un paese di cui vado orgoglioso ci siano una Magistratura e una Polizia che lavorano, diciamo, coi piedi”.

Ha collaborato con UDC e indirettamente Lega, lavorare in politica ha influenzato la sua visione della giustizia?
“Nel modo più assoluto, no. Anche se sono un uomo di destra, uno dei casi che più mi aveva lasciato interdetto era stata la condanna di Camenisch, un anarchico, qualcuno di molto distante dalla mia visione del mondo, dai valori in cui credo. Fu condannato a una pena lunghissima non sulla base di prova ma di indizi. E ricordo che ero rimasto scioccato, avevo letto tre volte l’articolo da cui avevo appreso la notizia. Se la Giustizia ci può condannare sulla base di indizi e non di prove, Dio ci salvi! La mia visione di destra non mi influenza assolutamente, riconosco un lavoro ben fatto, da chiunque sia fatto”.

Il libro: Corrado Galimberti, “Misteri esauditi”, Flamingo Edizioni

Paola Bernasconi
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