Cronaca
25.01.2018 - 16:010
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Prove gratuite, "non è legale". Fonio invita le ragazze a rivolgersi al negozio, chiedendo di essere pagate. "Ma non sono sorpreso: succedono casi del genere"

"I settori più colpiti da prove gratuite sono quello della vendita, della ristorazione e del personale domestico, dove il personale è più vulnerabile e esposto a difficoltà", ci ha detto il sindacalista dell'OCST. Quanto dovrebbero pretendere? "Il salario è lo stesso di una persona assunta"

BELLINZONA – “Legale? Certo che non lo è!”. Dopo la pubblicazione della vicenda relativa al negozio di intimo di Bellinzona che utilizza ragazze senza pagarle, facendo svolgere loro un periodo di prova senza retribuirle e poi non le assume, abbiamo contattato Giorgio Fonio, sindacalista dell’OCST, per un commento.

“Non esistono periodo di prova gratuita. Tutti coloro che hanno lavorato in quel negozio, anche in prova, devono far valere le loro pretese salariali, fosse stato anche per una sola ora di lavoro”, ci spiega.

Come vanno retribuite le prove? “Non cambia nulla rispetto al salario normale. Tra l’altro, se il negozio ha meno di dieci dipendenti potrebbe rientrare sotto il CNL dei collaboratori di vendita, da lì si può vedere quanto deve essere la retribuzione”.

Fonio non è sorpreso del caso. “Fermo restando che tutto va verificato, posso dire che più volte mi capita di incontrare persone che hanno svolto periodi di prova e non sono state pagate. I settori più sensibili a questa problematica sono appunto la vendita, la ristorazione e quello del personale domestico, ovvero settori dove il personale è più vulnerabile e esposto a difficoltà”.

Il suo consiglio per le ragazze che abbiamo citato nell’articolo è di presentarsi in negozio e chiedere che vengano riconosciute le ore lavorate. “Tra l’altro, pensiamo alla situazione assicurativa. Se si fossero fatte male durante quella giornata o settimana di lavoro, chi avrebbe garantito? Ci sono diverse criticità”. Se non ottenessero nulla, posso chiaramente rivolgersi a un sindacato.
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