Cronaca
25.04.2018 - 09:000
Aggiornamento 19.06.2018 - 15:51

Che fine ha fatto Cambridge Analytica? L'esperto, "in Svizzera i social in politica sono diffusi dal 2015. Vi spiego come si fa a manipolare elezioni e votazioni"

Marco Battaglia, che si occupa di campagne politiche e social, spiega che "i modi sono tre: pubblicità mirata, diffusione di notizie false, e uso di bot automatici per creare migliaia di messaggi da diffondere: con No Billag abbiamo visto soprattutto il terzo caso. Per proteggersi, non date troppi dati"

4 mesi fa Lo scandalo dei dati rubati, come proteggersi? "Per prima cosa, togliere la geolocalizzazione da Facebook, e fare attenzione a cosa si pubblica. WhatsApp invece..."
BELLINZONA - L'inchiesta relativa a Cambridge Analytica fece scalpore in tutto il mondo, creando il panico sul fatto che non solo la politica dei vari stati potesse essere manipolata ma che i dati personali di ciascun utente potessero essere usati per scopi non proprio nobili.

Ad alcune settimane di distanza, ne abbiamo parlato con l'esperto in campagne politiche e social Marco Battaglia. 

Sono passate alcune settimane e il clamore si è un po' spento, cosa sta succedendo dietro le quinte?
"Il caso Cambridge Analytica ha sollevato la questione della privacy dei dati. Ovviamente il problema non è nato ora, ma la pubblicità negativa creata attorno alla campagna presidenziale di Trump ha alzato la priorità di questo problema decennale. Il prossimo 25 maggio entrerà in vigore la GDPR, la nuova regolazione europea sui dati, che inasprirà le regolamentazioni sull’esportazione di dati personali al di fuori dell’UE. A seguito poi dello scandalo, sia Facebook che altri servizi online hanno già modificato le proprie politiche interne per rendere più trasparente l’uso dei dati e allo stesso tempo ostacolarne l’accesso a terze parti. Infine, resta pendente l’inchiesta sul caso Cambridge Analytica, che potrebbe avere ulteriori conseguenze sull’uso di dati personali nell’ambito di campagne politiche. Anche in Svizzera ci si sta muovendo in questa direzione. Diverse mozioni sono state presentate in Parlamento per chiedere un rafforzamento della protezione dei dati. L’ultima in questo senso è stata presentata dal Consigliere nazionale BalthasarGlättli per chiedere che le grandi piattaforme come Facebook abbiano un recapito obbligatorio in Svizzera al fine di consentire agli utenti di intentare più facilmente un’azione legale o chiedere la rimozione di dati in caso di violazioni della personalità". 

Si è detto che tra Zuckerberg e la Svizzera non c'è collaborazione, ci spiea cosa si intende?
"Nei rapporti sulla trasparenza con i governi Facebook pubblica il numero di richieste di dati ricevute dai vari governi. Le richieste di cui parliamo sono generalmente richieste per poter accedere ai dati di uno o più account di persone sotto inchiesta. Facebook è generalmente cauta nel concedere accesso ai dati, motivo per il quale la richiesta delle autorità deve giungere loro corredata di una giustificazione sufficiente e un fondamento legale. Se guardiamo ai dati disponibili online, dal 2013 la Svizzera ha fatto 361 richieste, di cui solo 110 hanno avuto risposta. Bisogna comunque notare che la collaborazione è migliorata nel tempo. Nel 2013 solo il 15% delle richieste hanno avuto risposta, nel 2016 erano oltre il 36%. Sul perché solo poche domande hanno avuto risposta, penso che probabilmente è dovuto a delle differenze tra i reati perseguibili in Svizzera e la legge statunitense. Non penso che si tratti di una scelta politica di Facebook di evitare la collaborazione con il nostro Paese".

Da quanto risulta, la politica svizzera è stata influenzata? Da chi e con chi interessi?
"La politica svizzera è influenzata enormemente da quello che avviene su Facebook. È infatti uno strumento quotidiano usato da autorità, politici, media e cittadini privati. Che in questi anni ci siano state interferenze esterne sui Social Media nell’ambito di votazioni svizzere non è in dubbio. La domanda però è riuscire a quantificare il ruolo che hanno avuto e quanto sono stati in grado di influenzare l’opinione pubblica. Ad esempio secondo uno studio dell’università professionale di Basilea (FHNW), il dibattito su Twitter nell’ambito della campagna No Billagè stato influenzato da circa qualche centinaio di account “cyborg” che pubblicavano in maniera automatica fino a 1'000 tweet o risposte al giorno. Una manipolazione riscontrata però da entrambi le parti. I rischi di manipolazione e interferenza sono molti e difficili da monitorare: profili falsi, pubblicità finanziate dall’estero, notizie false, “troll” pagati per infuocare il dibattito e bot automatici. Nel caso della campagna di Trump si sospetta che hacker russi abbiano usato alcune di queste tecniche per influenzare la campagna presidenziale. L’obiettivo non era tanto quello di sostenere Trump, ma di creare instabilità politica riducendo la legittimità politica della Clinton."

Che cosa è stato o può essere influenzato? Elezioni o votazioni? Temi cantonali o federali? Magari qualcosa che ha a che fare con l'estero?
"Qualsiasi votazione può in linea di principio essere influenzata. Facebook è un canale che diffonde notizie e idee. Se qualcuno è interessato a un particolare risultato politico, cantonale o federale, elezione o referendum, cercherà di influenzare l’opinione pubblica. Questo in fondo è quello che si è sempre fatto con campagne, pubblicità e lobbismo. Vedo personalmente tre modalità per influenzare il voto sui Social Media. Il primo è ricorrendo a un massiccio uso di pubblicità mirate. Ma questo, fintanto che le pubblicità non sono offensive, non viola alcuna legge. Inoltre dal momento che in Svizzera resta irrisolta la questione sul finanziamento dei partiti, è difficile poter intervenire su Facebook per chiedere chi ha pagato quali pubblicità, anche perché un eventuale finanziatore estero non sarà mai colui che paga direttamente le inserzioni. Cambridge Analytica ha fatto largo uso di pubblicità mirate ai gruppi di popolazione identificati grazie ai milioni di dati acquisiti illegalmente. Un secondo modo per influenzare l’opinione pubblica sui Social è quello di diffondere notizie false che modificano la percezione dell’opinione pubblica su particolari temi. Si veda ad esempio l’analisi di ElPais sul caso di Sputnik Italia durante le recenti elezioni. Secondo il giornale spagnolo, il sito russo avrebbe diffuso in maniera costante informazioni false o esageratamente distorte sulla situazione dei migranti per radicalizzare il discorso e creare instabilità politica in Italia. La terza possibilità, quella anche usata nella recente votazione No Billag è l’uso di bot automatici per creare migliaia di messaggi da diffondere.Diventa anche sempre più comune organizzare dei gruppi di persone che dietro a profili falsi commentano, condividono e reagiscono a ogni post per infuocare il dibattito e dare l’impressione di un sostegno maggiore di quello che realmente c’è. Questo crea una percezione distorta dell’effettivo sostegno a favore di una causa".

I politici svizzeri che atteggiamento hanno nei confronti di possibili manipolazioni? Pensi possano utilizzare le tecniche?
"L’utilizzo dei Social Media è nonostante tutto ancora una novità nel panorama politico svizzero. Basti pensare che l’uso di Facebook in maniera diffusa durante elezioni politiche svizzere risale solo al 2015. Prima di questa data i Social Media erano usati in maniera sporadica. Penso che in generale il mondo politico stia riconoscendo sia gli effetti positivi che negativi dei Social Network e sta crescendo la consapevolezza che queste piattaforme giocano un ruolo sempre più importante per la nostra democrazia. Il mondo politico chiede oggi maggiore chiarezza proprio per evitare che tali manipolazioni possano avvenire in maniera sistematica anche nel nostro Paese".

Come proteggersi?
"La migliore protezione è come sempre quella di evitare di condividere troppe informazioni su sé stessi. Anche se diventerà più difficile poter accedere ai dati personali, è anche vero che più condividiamo sui Social Media e più informazioni sul nostro conto diventano potenzialmente accessibili a terzi. Il consiglio principale resta quello di modificare le impostazioni di privacy sui propri account in maniera da rendere il meno visibile possibile al pubblico le proprie informazioni. Infine, consiglio di notificare a Facebook (e su altre piattaforme) i profili palesemente falsi e ogni tipo di contenuto violento, notizie false e offese per migliorare la protezione di tutti gli utenti".
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