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Ultimo aggiornamento: 24.10.2019 00:59
Cronaca
03.10.2018 - 12:000

14 mesi da incubo: calci, sequestri, minacce, il coltello alla gola. 30enne alla sbarra

Un uomo residente in Leventina, in uno sconvolgente caso di violenza domestica, avrebbe tentato cinque volte di uccidere la compagna, mentre la pestava. C'è lo spettro della tossicodipendenza

AIROLO – Un anno e due mesi da incubo, un dramma silenzioso come quello della violenza domestica. Una vita in pericolo, una storia d’amore che sfocia in qualcosa che nulla ha a che fare con uno dei sentimenti più belli che si può vivere. La favola che si trasforma in un horror, in un crescendo di paura.

La vicenda per cui andrà presto alla sbarra un 30enne residente in Leventina, raccontata ieri dalla RSI, è di quelle che fanno rabbrividire. L’uomo è accusato di tentato omicidio: non una volta, ma cinque. Il tutto in un anno e due mesi, tra gennaio 2016 e marzo 2017.

Tutto comincia da una storia di coppia. Qualcosa non va, perché c’è l’ombra della tossicodipendenza. Poi i fatti, nudi e crudi. Lui picchia lei, lo fa più volte. La colpisce al fianco e alla testa, rischiando di ucciderla, le dà anche un calcio alla tempia. I pestaggi sono quattro, e tutti sono classificabili come tentati omicidi.

Addirittura poi la minaccia, le appoggia un coltello alla gola. A marzo 2017, viene arrestato.

Per la donna, 14 mesi da incubo. Oltre a picchiarla, le impediva di uscire di casa, forse per nascondere quello che le faceva (ipotesi nostra, il processo chiarirà): fra i reati contestati, c’è anche il sequestro di persona.

Il 30enne è in carcere in regime di espiazione anticipata, il Procuratore Pubblico Andrea Minesso chiede più di cinque anni di condanna. La corte sarà preceduta dal giudice Amos Pagnamenta.

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