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Cronaca
05.04.2019 - 09:000

Doppi turni, panini in galleria, lavoro durante le vacanze e caporalato: cosa succedeva nel cantiere del Monte Ceneri?

Un servizio di Falò mette sotto accusa la ditta GCF e Gefer, che per comportamenti simili ha già avuto vertenze in Danimarca. Il capocantiere smentisce irregolarità, ma le testimonianze sono tutte simili

CAMORINO – “Ci hanno sfruttato come bestie”, afferma un operaio. Alcuni parlano a volto scoperto, altri si nascondono, altri ancora non hanno il coraggio di esporsi. A Falò esplode un nuovo caso scottante, con testimonianze e documenti: lunghe ore di lavoro, doppi turni, niente pause, soldi restituiti, lavoro durante le vacanze.

Lo scenario, clamoroso, è quello del Cantiere della galleria ferroviaria del Monte Ceneri a Camorino, dove l’armamento ferroviario è stato assegnato alla GCF e Gefer, facente capo all’italiana Rossi. Un cantiere pubblico, in cui Unia ha avuto accesso, ma in cui Igor Cima, interpellato nel servizio, afferma di aver sentito gli operai reticenti, sempre con qualcuno a fianco. E poi un gruppo si è rivolto a loro, per denunciare.

Cosa accadeva? Si lavorava spesso in doppi turni, anche 16 ore al giorno, all’interno della galleria, senza fermarsi. Il pranzo erano panini e a volte riso, portati direttamente dentro la galleria. Lo stesso era accaduto con tre cantieri in Danimarca, sempre della GFC, con aperte alcune vertenze, risolte con conciliazioni, e denunce ai tribunali. Le ore lavorate erano 15-16, anche 20, ma ne figuravano sempre 8, al massimo 9 quando si poteva. I registri degli operai dicono altro. 

Il capocantiere di Camorino, Garilli, però smentisce ai microfoni della RSI. Mai fatti doppi turni, anzi si chiedeva agli operai cosa preferissero, giorno o notte. E in Danimarca avevano scelto loro di lavorare per una ventina di giorni filati, così da poter poi tornare a casa. 

Eppure le testimonianze sono tutte uguali. Doppi turni, senza pausa, i panini portati, a volte il badge che veniva timbrato da altri. Poi i soldi: dovevano restituire parte dello stipendio a dei caporali, prelevando in contanti. L’azienda conferma che si trattava di prestiti (come indicato anche sulle buste paga) perché la stessa anticipava l’imposta alla fonte, ma un’esperta italiana spiega che non funziona così, per un’operazione simile serve un contratto e il prestito deve essere oneroso.

Tutto poco chiaro, insomma. Le versioni dei capi, spiegano gli operai, divergono. Per un albanese, che è stato ingaggiato per alcuni mesi, ridare dei soldi era normale, faceva parte del gioco.
Infine le vacanze. Ad agosto il cantiere era parzialmente chiuso, quanto meno erano previsti quattro giorni di ferie, col Ferragosto in mezzo. Agosto avrebbe dovuto contare 17 giorni lavorativi, una busta paga parla di 21. “Cosa vuol dire? Che ha lavorato quando non doveva”, afferma il sindacalista Cima.

La trasmissione ha provato a indagare, ma ha ottenuto risposte fumose, con l’indiscrezione di un’inchiesta in corso. Per l’azienda, sempre tutto regolare. Gli operai dicono di no.

Un nuovo scandalo è servito.

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