Cronaca
10.05.2019 - 11:350

Il circo Orfei al contrattacco. "Pressioni da parte di una società circense? Noi abbiamo provato a avere le autorizzazioni..."

Il responsabile del circo racconta la sua versione: "Tutto andava bene sino a settimana scorsa quando ci hanno detto di collaudare la struttura in Svizzera. Poi ecco cosa è successo. Intanto non abbiamo un posto dove stare"

1 sett fa Non ci sono le autorizzazioni, stop agli spettacoli circensi

LUGANO – Pressioni da una società circense della Svizzera Interna, indicazioni date e poi cambiate, impossibilità di eseguire un collaudo come richiesto. E 70 famiglie senza un rifugio. “Siamo disperati” confessa il promotore del circo Orfei Davide Trentini.

Ieri infatti è giunta la notizia che la Polizia ha intimato lo stop degli spettacoli: dovevano esibirsi a Lugano, poi nei prossimi giorni a Locarno, Faido, Biasca e Bellinzona. Mancherebbero le autorizzazioni necessarie riguardanti la sicurezza.

Ma secondo Trentini, interpellato dal Corriere del Ticino, in realtà loro ci hanno provato. “Quando abbiamo deciso di venire a lavorare in Svizzera ci siamo informati sulle procedure presso tutti i Comuni interessati. Abbiamo presentato loro il nostro libro tecnico e il certificato di collaudo italiano. Per i Comuni, i pompieri e la Polizia andava bene, almeno fino a settimana scorsa, quando il Cantone ci ha contattato e ci ha detto che l’unico modo per avere l’autorizzazione a esercitare era di far collaudare la struttura in Svizzera. Ci hanno indirizzati a una ditta di Wallisellen. Quando siamo arrivati lì abbiamo però scoperto che era chiusa da due anni. Alternative non ce n’erano, così il Cantone ci ha detto di fare il collaudo in Germania, cosa di per sé assurda dato che a quel punto anche il collaudo italiano poteva andare bene. Abbiamo comunque contattato delle ditte, che ci hanno detto che ci volevano tre mesi. È un cane che si morde la coda, e intanto ci hanno imposto il blocco”, è il suo racconto.

E sospetta di pressioni, “in Svizzera c’è una sorta di monopolio”. 

“Siamo letteralmente in mezzo a una strada perché non abbiamo un ricovero invernale, essendo in tour tutto l’anno. Siamo 70 famiglie, con bambini piccoli e animali, e non sappiamo come muoverci”, il suo grido d’allarme.

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