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03.06.2018 - 14:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

"Il pesce puzza dalla testa, finirà come il Giornale del Popolo". Tuto Rossi spietato sulla RSI, "i capi devono essere di PLR, PS e PPD. E i politici stoppano l'espansione in Italia"

A tre mesi dal voto su NoBillag, chi voleva l'abolizione del canone non ha visto significativi cambiamenti presso la RSI. Bühler pensa al canone a 200 franchi, "solo tagliando i fondi li si può spingere a ridimensionarsi". Il compagno di partito spara a zero, "per i politici la RSI è solo un bacino di voti"

COMANO – Tre mesi fa, la Svizzera si esprimeva sull’abolizione del canone alla SSR, una votazione particolarmente sentita in Ticino. Come ben si sa, ha vinto il no, dopo un’accesa campagna. La RSI, restando nel nostro cantone, aveva promesso cambiamenti.

Il fronte di chi voleva togliere il canone li ha visti? Interpellati dal Mattino, Alain Bühler, Massimiliano Robbiani, Battista Ghiggia e Iris Canonica affermano di no. Anzi, puntano di nuovo forte quanto meno sull’abbassamento del canone, se non si può ablire. “Le ammissioni e le promesse di cambiamento che abbiamo udito tutti durante la pesante campagna per il voto del 4 marzo sono già state cestinate. È vero ci saranno dei tagli al personale e sulla programmazione, ma nulla più. Non credo che sia questo ciò che si aspettava una buona parte del Popolo quando decise di dare una seconda chance al servizio pubblico e respinse No Billag il 4 marzo scorso. Cosa si può dedurre da tutto ciò? Semplicemente che l'unica leva che può spingere la SSR a ridimensionarsi è rappresentata dalla riduzione dei suoi fondi”, ha detto Bühler.

Ma il commento più duro è stato quello di Tuto Rossi, un’analisi spietata che va al di là della votazione del 4 marzo. “Il pesce puzza dalla testa, e come il Giornale del Popolo non penso che la Radiotelevisione della Svizzera Italiana possa ancora salvarsi”, esordisce, molto pessimisticamente
“In RSI ci sono ottimi giornalisti e impiegati che fanno ottimi programmi in tutte e tre le reti. Tuttavia i direttori, i capi, non sono scelti secondo le loro capacità, bensì secondo la loro subordinazione al Partito Liberale Radicale, al Partito Socialista oppure al Partito Popolare Democratico. Invece della competenza viene sistematicamente privilegiata l’ubbidienza”.

La RSI dovebbe fare altro, per lui. “Potrebbe essere un’opportunità, una macchina da guerra, poiché potrebbe diffondere programmi in tutta Italia, dove il bisogno di un’informazione indipendente è enorme. Potrebbe raccogliere pubblicità fino a Napoli, invece ci ritroviamo la Bennet di Como a propagandare la spesa dei ticinesi. Perché i progetti di giornalisti intelligenti RSI che volevano sfondare in Italia sono stati stoppati?”. Già, perché, secondo Rossi?

“Perché la casta dei politici nostrani ha sempre detto di no. Per loro la RSI è solo un serbatoio di voti, un piano occupazionale, come diceva il Nano. La RSI ha deciso di occuparsi solo dei 300'000 abitanti che pesano su quel triangolo che va dal Gottardo a Ponte Chiasso, e per questo si fa dare 24 milioni al mese (al mese!) da bruciare. È ovvio che il giochino prima o poi si rompe”.
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