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Ultimo aggiornamento: 25.02.2020 00:02
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26.05.2017 - 11:580
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Salvate da amici, poliziotti, insegnanti. La battaglia contro il blue whale continua, l'informazione è fondamentale

Bufala o triste realtà? Comunque sia, da tutta Italia giungono storie di giovanissime fermate in tempo. Per i giovani, "tradire" il gruppo può essere difficile ma vuol dire diventare adulti

COMO – L’eco sul gioco che porta al suicidio, noto come “Blue whale”, non si è ancora spento. C’è chi parla di bufala, ovvero di suicidi di ragazzi che nulla hanno a che vedere con le 50 micidiali regole inventate da uno studente russo. E il gioco sarebbe poi esploso come imitazione, in un macabro effetto Werther.

Non abbiamo, ovviamente, le competenze per schierarci da una parte o dall’altra. Paolo Attivissimo, noto giornalista informatico, è stato interpellato dal settimanale italiano Oggi, e ha messo in guardia sul fatto che alcuni video spacciati come russi siano in realtà proveniente dalla Cina.

Comunque sia, si gioca, se così si può definire quella pratica macabra. In Ticino non si segnalano più nuovi casi, dopo quello della ragazzina che aveva accettato di parlare ai nostri microfoni (vedi suggeriti), però è di ieri la notizia che a Como tre giovanissime sono state fermate dagli insegnanti, che avevano notato le ferite, fortunatamente superficiali, sul loro corpo. Ad Ancona, una 13enne è stata ricoverata in un ospedale specializzato, e pare che avesse già pianificato il gesto estremo: secondo la dottoressa che la sta curando, probabilmente si era trattato più di un segnale dimostrativo che dell’effettiva intenzione di togliersi la vita.

Ma i casi, appunti, sono tanti. Nei giorni scorsi, sono piovute critiche addosso alla stampa, colpevole secondo alcuni di fomentare nei giovani la voglia di provare e sperimentare queste pratiche assurde.

L’effetto Werther, appunto, per cui molti esperti, alcuni interpellati anche da TicinoLibero, hanno preferito non esprimersi, temendo di sbagliare a dire qualcosa su un tema troppo delicato.
Informare, in ogni caso, sta permettendo di salvare giovani vite. Emblematico il caso di una ragazzina della provincia di Lucca, che aveva parlato della sua intenzione di arrivare all’ultimo livello con un amico, il quale, prontamente, ha avvertito i carabinieri. Essi si sono messi in contatto con la madre, la quale aveva notato dei segni sulle braccia ma li attribuiva ai graffi del gatto. Sfortunatamente, non erano quelli.

Parlarne aiuta a capire i segni, a far scattare campanelli d’allarme. Infatti, ciò che accomuna molti casi è l’incredulità dei genitori quando qualcuno dice loro che i figli stavano partecipando alla balena blu. Spesso, non conoscono il gioco, sebbene se ne legga ormai ovunque. Oppure, c’è difficoltà ad ammettere che il proprio figlio, ancora poco più che un bambino, possa essere coinvolto in pratica del genere: chiunque abbia avuto un giovane, o un meno giovane, con problemi esistenziali in famiglia, sa che la fase dell’ammissione e della presa di coscienza è sovente una delle più dure.

Comunque, occhi aperti. Un appello rivolto a genitori, insegnanti ed anche compagni. Anzi, soprattutto ai ragazzini che, rivolgendosi a un adulto, temono di tradire la fiducia del gregge, e dell’amico o amica.
La dinamica di gruppo che spinge al silenzio può essere fatale. Se nella prima fase può apparire un tradimento, con nella peggiore delle ipotesi l’esclusione dei coetanei, alla fine si rivelerà un’arma per il salvataggio di qualcun altro. Anche attraverso queste dinamiche, capendo che il gruppo è aggregazione e unione ma che può diventare una trappola che stritola, si diventa adulti.
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