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24.01.2018 - 17:290
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

"Il logorio dei docenti c'è ma non giustifica comportamenti inadeguati". Lo psicoterapeuta sugli ultimi casi. "Attenzione ai segnali di disagio dei ragazzi"

Secondo Pierre Kahn, "è possibile che una volta si crescesse meglio ma non certamente grazie all'uso della bacchetta da parte dei docenti. C'erano maggior fermezza e più collaborazione da parte delle famiglie, almeno in ambiente domestico. I ragazzi non criticano i docenti severi bensì quelli ingiusti"

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MENDRISIO – La sospensione della maestra a Mendrisio, accusata di aver legato le gambe di un’allieva, poco tempo dopo l’inchiesta ai danni di un professore di Bellinzona, riportano in auge il tema scuola.

Cosa sta accadendo? Si tratta di due casi o realmente il clima nelle aule è peggiorato? E che influenze può avere sui ragazzi? Ne abbiamo parlato con Pierre Kahn, psicologo e psicoterapeuta specializzato per bambini, adolescenti e famiglie.

Cosa pensa di questo caso, per le informazioni che sono uscite sinora?
“Rispetto a quanto è uscito, è totalmente inadeguato, diciamo le cose come stanno. Non si legano le gamve di una bambina per impostare una postura migliore”.

Metodi forse utilizzati nelle scuola di una volta...
“È possibile, così come il maestro usava la bacchetta di legno sulle mani degli allievi, in modo pure inadeguato, se non erano attenti o stavano facendo altro che non scrivere sul quaderno. Sono metodi antichi e poco efficaci”.

Molti appunto nei commenti, soprattutto social, dicono che una volta venivano educati in questo modo e sono cresciuti bene. Lei cosa ne pensa e come giudica l’evoluzione della scuola?
“Può essere vero che si poteva crescere ma non forzatamente per questi mezzi. C’era forse una fermezza maggiore, assieme a un’attenzione maggiore a tener alta l’attenzione scolastica. E c’era a volte una maggior collaborazione della famiglia, non coi docenti perché spesso nei tempi passati i genitori non andavano mai a scuola, dato che se ne occupava il maestro, ma dando dei limiti ai figli a casa. Questo aiutava i docenti, mentre ora manca la collaborazione dei genitori attraverso un certo tipo di lavoro a casa con i propri figli”.

Lei ha a che fare giornalmente con ragazzi e adolescenti. Li sente spesso lamentarsi di problemi coi docenti oppure sono casi isolati?
“Sento delle lamentele. Come per tutti i professionisti, c’è l’ottimo docente così come c’è quello che usa metodo inadeguati e che ha problemi personali e li riversa nel suo lavoro quotidiano con gli allievi. Non è facile fare il maestro, penso soprattutto nella fascia della scuola media, dove i problemi di comportamento degli allievi sono peggiori rispetto a una volta: non è facile gestirli in classe. È ovvio che ci sono i professori che sono molto bravi, ovvero autorevoli, come dovrebbero esserlo i genitori coi figli, mentre altri sono autoritari e inadeguati. Comportamenti non corretti che mi vengono raccontati? Si lamentano di ingiustizie, per esempio di maggior attenzione dei docenti su certi allievi, quelli più bravi. I minori oggi sono molto attenti alla dimensione della giustizia e dell’ingiustizia e mi segnalano questi aspetti. Poi parlano dei docenti che spiegano meglio e che sono più attenti a determinati aspetti. Ciò che mi colpisce spesso è il fatto che si parla male del maestro severo, se lo è ma è anche giusto lo accetta, forse per il fatto che fa regnare una certa attenzione generale, eliminando il disturbo in classe, favorendo la concentrazione. Un maestro è criticato se è severo ed anche ingiusto”.

Un comportamento non adeguato può lasciare tracce sul bambino?
“Dipende da bambino a bambino. Se uno ha una sua evoluzione tranquilla e non ha altri aspetti particolari di difficoltà nel suo sviluppo o situazioni difficili nel contesto familiari viene marcato e non gli è utili, però lascia poche tracce. Se invece ci sono già delle difficoltà può essere segnato. Il tema è complesso, dipenderà anche dalla posizione degli altri allievi. Quando c’è il sostegno dei compagni, il gruppo aiuta il bambino, che è convinto che non era corretto ciò che è successo. Se un allievo è deriso e emerginato, un po’ discriminato anche dai compagni, certi comportamenti lasciano una traccia più profonda”.

A che cosa deve stare attento un genitore?
“Quando un bambino si lamenta, vanno appurate le cose con la scuola, col docente, capire che cosa può aver determinato l’azione dell’adulto e difendere il piccolo se l’azione è eccessiva. Un ragazzino che vive male una situazione simile, come è probabile, darà dei segnali, per esempio non sarà tranquillo a tornare a scuola, avrà paura che il docente riprenda misure eccessive, potrebbe anche avere difficoltà legate al sonno, meno appetito, un maggiore nervosismo e tensione. Sono segnali che danno la misura del trauma subito. Cosa fare in quei casi? Confrontarsi con uno specialista può essere utile, il bambino può aprirsi e spiegare cosa ha vissuto, e il professionista stesso può dare dei consigli ai genitori su come muoversi nei giorni e nelle settimane seguenti. Va osservato se il bambino si riprende in fretta o ha poi difficoltà particolari”.

Mi ricollego anche al caso del docente del Liceo di Bellinzona. Si tratta di due persone vicine alla pensione, il logorio di anni di insegnamento può essere collegato a atteggiamenti non corretti o è una casualità?
“Ci può essere un logorio comprensibile. Collaboro spesso coi docenti, non giustifico mai comportamenti di questo tipo ma posso mettermi al posto loro e capire che situazioni e anni di insegnamento con classi difficili possono logorare. Devono sempre ricordare che hanno un ruolo istituzionale importante nella formazione dei ragazzi, per cui il logorio stesso non può giustificare battutine o comportamenti lesivi per l’evoluzione degli allievi. Bisogna attivare i genitori, anche se non è sempre facile quando sono latitanti. Anche la stanchezza di una professione non facile non giustifica certi atteggiamenti”.

Se proprio un docente sente di non farcela più, dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di fermarsi?
“Per quanto so la scuola dà degli strumenti supplementari ai docenti che faticano a inquadrare una classe. Non tutti gli anni di insegnamento sono uguali, dipende dal gruppo che hai davanti. Le scuole appunto danno una mano. Ma se un docente si ritrova in una situazione difficilissima, di esaurimento magari, può valutare di smettere prima con l’insegnamento, se è vicino alla pensione”.

Paola Bernasconi
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