Mixer
05.02.2020 - 14:390

La prima serata di una masiniana doc a Sanremo. Tra bella musica e qualche cliché un po' sfruttato

Essendo essenzialmente uno show musicale, a volte stona l'insistenza su un tema comunque importante come la violenza sulle donne. Promosso Amadeus, conduttore senza fronzoli. Che presenza scenica la Pavone e Lauro provoca al punto giusto

SANREMO – Ecco, beccati. Quasi un terzo dei ticinesi che aveva la tv accesa ieri stava guardando il Festival di Sanremo, i dati Auditel non mentono. Eppure la maggior parte critica o snobba, dicendo che proprio non interessa. E francamente non capiamo perché. Si guarda Sanremo per trovare i difetti? Lo si guarda perché c’è il proprio cantante preferito in gara? Per gossippare sulle vallette? In fondo, che importa? Lo show è anche questo.

Oggettivamente, se la prima immagine è Fiorello vestito da prete, che predica fratellanza, butta qua e là qualche riferimento politico (dal Matteo che funziona a Rocco Casalino sino alle Sardine), qualche perplessità l’ho avuta. Perché per me Sanremo sono le canzoni, sono i cantanti: quelli voglio vedere, quelli voglio sentire. Poco mi importa di mischiare la politica o pure l’attualità e in quello in fondo Baglioni aveva “semplificato” il tutto. Ma certo che Fiorello è un mostro sacro, se così si può dire, e a tanti piace.

Ha presentato lui Amadeus, ironizzando anche parecchio. Del conduttore c’è poco da dire. Elegante, misurato, pulito nella conduzione. Showman quanto basta, senza prendersi troppo il palco, emozionato nel raccontare il suo lungo percorso prima di arrivare al Festival. Anche ironico al punto giusto nel ricordare spesso e volentieri la sua “gaffe” sul definire belle le spalle femminili. A mio avviso, promosso.

Le vallette? Sempre che si possa parlare di vallette, qualcuno le denominava co-conduttrici. Diletta Leotta ha saputo diventare il volto del calcio su Sky, e non è poco. Il suo monologo sulla bellezza, con la tenera dedica alla nonna che comunque piace, è stato probabilmente dettato dalle polemiche: son qui perché son bella, è vero, ma non durerà per sempre. Poteva raccontare di come viva una donna nel calcio, per esempio. Di un altro livello Rula Jebreal, applausi a scena aperta meritati. La violenza sulle donne è una piaga sociale e nessuno lo nega, però in fondo a Sanremo dovrebbe vincere la musica, si potrebbe anche sorridere, dunque insistere su violenze, discriminazioni, femminismo… anche no, dopo un po’. Che sia un’onda vincente l’ha capito la giovanissima Tecla che cantando “8 marzo” ha passato il turno nei giovani. Ci sono dei temi che tirano e chi li cavalca spesso vince.

Ma a Sanremo appunto io vorrei le canzoni. Già Tiziano Ferro è una boccata d’aria fresca, pur se attendo di sentirlo cantare le sue. Però mischiare passato e presente, in una celebrazione della musica italiana, piace. Albano e Romina, per esempio, sanno sempre emozionare. Piacciano o non piacciano le loro vicende sentimentali, all’estero trascinano la musica italiana e i loro applausi li strappano sempre.

Per fortuna, c’è anche la gara. Certo, nella prima ora si son sentiti tanti cantanti, nelle successive… meno, rinviando tutto a fine puntata. Ci sta, si sa che Sanremo non può certo finire alle 23, anzi dopo c’è pure il Dopo Festival. 

Ad aprire una grintosa Irene Grandi, il suo è rock puro, con un testo da cui traspare la mano di Vasco. Se è vero che avere il proprio beniamino al Festival è come essere tu stessa su quel palco, per una masiniana doc come me non poteva che essere un’emozione sentire Marco Masini. Sarà un giudizio di parte, ma il suo brano, introspettivo, ha il suo perché ed è amore a prima vista, come sempre centrato, come se parlasse a ciascuno di noi. Per me, superpromosso e vincente.

Poi ovviamente ci sono gli altri. Rita Pavone stupisce con la grinta dei suoi 75 anni, della serie che se il talento e la presenza scenica ce l’hai, poco conta quanti anni hai e da quanto non eri a Sanremo. Standing ovation. Fa discutere Achille Lauro, che l’anno scorso inneggiava a Rolls Royce, chissà se droga o auto, e questa volta canta il menefreghismo. Lo mostra, anche, restando in body dopo essere entrato col caftano. Eppure, lo promuovo: coraggioso, irriverente, in tema col suo testo. Ha saputo colpire provocando e facendo qualcosa di diverso, un po’ come la famosa scimmia di Gabbani o la vecchietta dello Stato Sociale. 

Il genere rap è tanto discusso a causa di Junior Cally (che canterà stasera), a salvarlo ci pensa Anastasio, con un bel brano, esemplificativo del genere, rabbioso e di protesta quanto basta. Non delude. 

Le Vibrazioni portano una canzone molto “loro”, a chi li amava piace. Però in fondo, un cantante deve essere sé stesso sul palco, per cui bene. A molto colpisce Diodato. Buon testo, bella voce, canzone di difficile esecuzione, potrebbe essere una sorpresa andando avanti. Elodie si scatena con "Andromeda", in linea con quanto ci si aspettava da lei. 

Sorprese, insomma, non ve ne sono. Il tormentone forse non è ancora arrivato, poteva spaccare, in quel senso, "Tsunami" dei giovani Eugenio in via di Gioia (sul palco con la cuffia e le calze gialle!), peccato che Tecla li ha eliminati. Era canzone di spessore contro possibile brano che non esce più dalla testa, ci sta che sia stata la 16enne a passare. Gradevole, nei giovani, anche Gassmann, un cognome non nuovo nel panorama italiano.

Per quanto concerne gli ospiti, ormai Pierfrancesco Favino, seppur bravo, pare avere l’abbonamento a Sanremo. Un po’ come Emma, che però quando canta è sempre notevole, e la sua sì che è una storia di coraggio, di una donna che ancora una volta ha saputo combattere il tumore.

Stasera si continua con gli altri big e altri quattro giovani.

Paola Bernasconi

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