CRONACA
La Turchia spaccata in due. Le città voltano le spalle a Erdogan, che però vince: i suoi poteri si moltiplicano, e potrà restare in sella almeno sino al 2029
Il 51% dei turchi, col contributo importante di chi vive all'estero, ha votato per la riforma costituzionale. Il ruolo del Parlamento è ridimensionato, non esisterà più il premier
ANKARA – La Turchia, col voto anche di chi vive all’estero, ha deciso. È stato un successo risicato, ma importantissimo per il Presidente della Repubblica Erdogan. Il suo referendum ha ottenuto il 51% di sì, abbastanza per far gridare al broglio da parte delle minoranze, e per rafforzare in modo importante i suoi poteri.

Erdogan, infatti, si è assicurato la guida per altri lunghi anni, aumentando il suo potere e restringendo quello del Parlamento. Non ci sarà più un premier, anzi tutti i suoi potere esecutivi andranno al Capo di Stato, eletto dal popolo. Inoltre, il presidente della Repubblica potrà nominare e destituire vicepresidenti, ministri e funzionari governativi, emettere decreti legislativi su argomenti normalmente di competenza del governo, con l'esclusione di materie relative a libertà fondamentali e diritti civili e politici, dire addio alla neutralità che veniva garantita dopo l’elezione (infatti, andava rescisso ogni legame col proprio partito: da adesso in poi non sarà più così), e in casi eccezionali potrà restringere le libertà fondamentale e i diritti civili.

E il Parlamento? Rimane attivo, ma avrà ben poche facoltà decisionali. Potrà chiedere informazioni, sia ai singoli ministri che al Capo di Stato, e indire riunioni. Tutto qui, insomma.

Erdogan ha la Turchia in mano, tanto più che quando la nuova costituzione, nel 2019, entrerà in vigore, verrà azzerato il suo primo mandato, consentendogli di rimanere al governo sino almeno al 2029. Si può parlare di dittatura? Forse è un termine forte, però…

"Questa è una nuova pagina nella storia della nostra democrazia, il risultato verrà usato per garantire la pace e la stabilità della Turchia", ha detto il presidente, festeggiando coi suoi seguaci, che come accaduto in passato provengono soprattutto dall’Antatolia, regione islamista e tradizionalista. Il risultato si presta in ogni caso a molteplici analisi, perché le città hanno votato in maggioranza no, e importante è stato il voto dei turchi all’estero.

Dunque, la vittoria di colui che ora avrà larghissimi poteri non è netta. Una buona parte della nazione non voleva la riforma, che però entrerà in vigore, e Erdogan pare avere dalla sua parte le possibilità di stroncare eventuali opposizioni (basti pensare a come ha agito dopo il tentato golpe… e lì la riforma era ancora lontana).

L’Europa si interroga su che cosa vorrà significherà in un quadro continentale difficile questo voto, un ennesimo tassello in un periodo complicato e caratterizzato da forti tensioni.

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