CRONACA
Ay, "per Erdogan una vittoria di Pirro. Turchia, punta sulle contraddizioni interne al suo partito per indebolirlo. I brogli son evidenti, quasi comici"
Il deputato comunista analizza il referendum in Turchia. "Il paese è spaccato a metà, in difficoltà economica e instabile a livello di sicurezza e di terrorismo"
CRONACA

"Non compriamo più prodotti turchi e non andiamo in vacanza in Turchia!"

17 APRILE 2017
CRONACA

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CRONACA

La Turchia spaccata in due. Le città voltano le spalle a Erdogan, che però vince: i suoi poteri si moltiplicano, e potrà restare in sella almeno sino al 2029

17 APRILE 2017
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La Turchia spaccata in due. Le città voltano le spalle a Erdogan, che però vince: i suoi poteri si moltiplicano, e potrà restare in sella almeno sino al 2029

17 APRILE 2017
di Massimiliano Ay*

Al di là degli evidenti brogli (alcuni dei quali quasi comici e persino ripresi in filmati amatoriali) che saranno oggetto di sicuri ricorsi, in Turchia un dato importante è che su una trentina di centri urbani, più della metà hanno rifiutato la riforma costituzionale in senso presidenzialista voluta da Erdogan. Fra questi vi sono ad esempio Istanbul, Ankara e Antalya, governati proprio dall’AKP.

Prevedibile - ma sempre entusiasmante - il risultato di Izmir, roccaforte kemalista. Premesso che non riconosco legittimità ai risultati (dati pubblicati dall’agenzia governativa prima del Consiglio elettorale supremo, regole di conteggio cambiate a scrutinio in corso, ecc.) che danno la riforma costituzionale approvata con un risicato 51%, per Erdogan questa è una “vittoria” di pirro.

In Occidente (dove vige la solita indignazione a geometria variabile) continuerà ad essere visto come un dittatore, mentre all’interno si ritrova con un paese letteralmente spaccato a metà in un contesto fatto non solo di difficoltà economiche, ma anche di totale instabilità a livello di sicurezza e di terrorismo. Un contesto che necessiterebbe invece di una forte unità popolare, la cui costruzione è oggi l’obiettivo primario di chi vuole evitare il caos che è poi di fatto quello che desiderano l’UE e gli USA per procedere ulteriormente alla balcanizzazione dell’intera regione mediorientale.

E ora? È tutto finito, come sento dire da alcuni simpatizzanti socialdemocratici turchi? Certo che no! Sempre che ciò avvenga, la riforma entrerà in vigore solo fra due anni: c’è tempo per organizzarsi, riunire la popolazione e le etnie intorno ai principi cardine della rivoluzione repubblicana di Mustafa Kemal e continuare a giocare nelle esistenti contraddizioni interne all’AKP (e al suo alleato MHP) per rendere la Turchia gradualmente sempre più autonoma dal campo atlantico e man mano indebolire Erdogan.

*deputato comunista

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