“Sì. Ho avuto contatti con persone che hanno ricevuto molto male, per esempio a cui hanno ammazzato il marito. Il perdono conosce passi, non si può buttar là così dicendo che ‘si deve perdonare’. Sono rimasto edificato dai passi compiuti da questa gente, che mi diceva un po’ i concetti che esprimevo prima: noi non vogliamo scendere ai loro livelli, non vogliamo vendetta, non vogliamo che loro passino quello che abbiamo provato, perché diventeremmo come loro. Di primo acchito, è vero, prevalgono sconcerto e rabbia ma col passare del tempo si agisce diversamente, anche in ricordo di chi è morto e ha lottato per la giustizia, penso a Falcone e Borsellino. Ho visto in tanti toccati dal male affiorare questo sentimento nobile e cristiano. Vogliono rispondere con la giustizia, e la prima premessa è far sì che non facciano più del male. Se dunque portare Riina in una struttura gli permette di entrare a contatto con altri mafiosi, dico no”.