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Cronaca
05.10.2017 - 09:000
Aggiornamento: 21.06.2018 - 14:17

Soveltra, un sogno da ricostruire. "I bambini ci chiedono una capanna ancora più bella. Aveva fatto rinascere la Valle, ora mettiamo da parte la tristezza e guardiamo avanti"

Il presidente della Società Alpinistica Valmaggese ci racconta dell'incendio che ha distrutto la capanna, "hanno acceso un fuoco e la canna si è incendiata e il fuoco si è propagato nelle stanze", e con nostalgia parla delle particolarità. "I guardiani cambiavano ogni settimana"

MAGGIA - Un incendio, e anni di ricordi andati, letteralmente, in fumo, ma presenti nei cuori di molti. E la voglia di ricostruire la capanna Soveltra a Campo Tencia, distrutta da un rogo qualche giorno. “C’è gente che ci chiede informazioni e piange, poi ci domanda di ripartire”, ci dice Arturo Rothen, presidente della Società Alpinistica valmaggese. “Al momento dell’incendio c’erano solo i guardiani”.

Cosa le hanno raccontato?
“In un primo momento hanno domato il fuoco, ma poi è ripartito, il tutto nell’arco di un quarto d’ora, e il primo intervento è arrivato mezz’ora dopo. È andato tutto distrutto, sono stati comunque tempestivi, e anche un arrivo prima non avrebbe cambiato prima. La capanna è andata distrutta completamente, ieri c’era la Scientifica per capire che cosa è successo. Hanno acceso un fuoco, la canna si è incendiata, si è surriscaldata e l’incendio è divampato fra le camere. Tutti gli ospiti comunque dopo colazione erano partiti per le loro destinazioni, come sempre”.

Adesso che cosa avete intenzione di fare?
“Prima di tutto ci sono le procedure come le verifiche sul posto da parte della scientifica. Lunedì avremo un sopralluogo della compagnia assicurativa, stiamo organizzando la ricostruzione. Riceviamo molti messaggi, vediamo molta tristezza da parte di tanta gente, di intere famiglie. La capanna aveva anche delle attività, dei campus per bambini, per esempio, dai 6 ai 12 anni, non ospitava solo persone. Era una delle capanne più belle, e aveva molte frequenze: in 100 giorni di apertura arrivavano a 1'500 pernottamenti, escursionisti di ogni tipo di età, dai 5 agli 85 anni. Da quest’anno vendevamo prodotti locali, con un ottimo passaparola: ci ha portato, lo diciamo con piacere, a far sì che le persone prenotassero non solo per una notte, ma per due o tre”.

Come si sente, a qualche giorno dall’accaduto?
“Prima ho provato una grande tristezza per gli anni passati lassù, una ventina. Dopo si deve mettere da parte il passato e si reagisce, l’idea è di guardare avanti, sollecitato anche da amici e persone che esprimono la loro tristezza: dobbiamo dare loro conforto, garantendo che verrà ricostruita, ancora più bella come ci hanno detto dei bambini. Per sabato stiamo programmando lo sgombero del tetto che è crollato. La neve potrebbe arrivare presto, dunque prevediamo una fase già fra due giorni, stiamo arruolando soci, amici e guardiani che ci hanno scritto dando disponibilità. A dipendenza di come andrà, pure con le decisioni assicurative, vedremo che cosa si potrà fare. Bisogna riconoscere l’importanza di questa capanna, perderla sarebbe peccato, anche per la sua particolarità”.

Quali sono?
“Da 30 anni abbiamo guardiano volontari che se ne occupano. È una delle uniche che ha questa organizzazione, i guardiani cambiano ogni settimana. Dunque settimanalmente per i nostri ospiti c’era un altro sorriso, c’era un’altra gastronomia, c’erano altri modi di accogliere e di congedare, di dialogare. Era un grande vantaggio della capanna Soveltra, gestita così da 21 anni. erano coinvolti, pensi, 45-50 persone in 100 giorni di apertura. Facevamo anche dei workshop, vengono dei giovani capannari anche da lontano, penso alla Germania”.

Desidera lanciare un appello a chi potrebbe aiutarvi a ricostruire, anche finanziariamente?
“No, non voglio farlo. Sta proprio nell’individuo, nel suo essere, e nel vedere il bene di una ricostruzione per il ruolo di Soveltra, nel campo escursionistico ma anche turistico, perché eravamo sensibili a far si che l’intervento fosse meno invasivo possibile per la natura. Era l’offerta che davamo a escursionisti, famiglie e bambini. Sentiamo la voglia e la pressioni di riaprire, meglio ancora. Va anche considerato e sottolineato che da quando è nata tutta la valle di Prato è rinata, ha visto la luce, sono stati fatti interventi su manufatti che cadevano, sono stati creati dei caseggiati attorno col nostro aiuto, e annualmente un gruppo di lavoro si occupava della pulizia di 10 chilometri di sentieri. La Valle ora è frequentata non solo da chi usa i mezzi, bensì che va a piedi. Ragioniamo con positività, non guardiamo il lato negativo, e vediamo cosa si può fare!”


Paola Bernasconi
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