CRONACA
Le accuse di Rossi, "dei rapinatori napoletani mi hanno detto che alla Farera è più dura che al carcere creato per i mafiosi. L'isolamento stronca"
L'avvocato, dopo il suicidio di un detenuto, spara: "anche chi viene giudicato innocente rimane in cura psichiatrica per anni. 23 ore chiusi in una cella è dura, solo i gangster resistono. Fino al processo sono innocenti, devono avere una situazione confortevole"
CRONACA

Tragedia a La Farera, un detenuto si toglie la vita

25 OTTOBRE 2017
CRONACA

Tragedia a La Farera, un detenuto si toglie la vita

25 OTTOBRE 2017
BELLINZONA – A seguito del suicidio di un detenuto alla Farera, l’avvocato Tuto Rossi aveva postato una dura accusa contro il sistema di carcerazione preventiva, mostrando una lettera scritta alla direzione del carcere dove segnalava la situazione critica di un cliente che vedeva a rischio di togliersi la vita.

Lo abbiamo interpellato per capire se il suo era un post a caldo oppure no: Rossi attacca, e chiede condizioni più umane per persone che, fino al processo, sono innocenti.

Le condizioni di detenzione alla Farera sono davvero così tremende?

“Sì, tutti gli avvocati si lamentano, poi sono solo pochi a parlarne. È l’isolamento il problema. Ha presente il 41bis? È il carcere duro, introdotto in Italia per i mafiosi per impedire che possano continuare a dirigere i loro affari, con un isolamento totale. Ho avuto come clienti dei criminali rapinatori a mano armata napoletani, conoscenti delle carceri, e mi dissero che era più dura alla Farera che al 41bis. Di fatto, sono chiuse in una cella, non così brutta, però ci si rimane per 23 ore. Ripeto, 23 ore”.

E l’ora d’aria? Ci sono contatti fra i detenuti?

“Si parla di un’ora giusta, 59 minuti e qualche secondo. Viene svolta in una specie di cantiere, qualcosa di simile a una casa in costruzione con le solette in cemento armato. Il pavimento è così, anche sopra c’è una soletta, non ci sono finestre e sono presenti sbarre. Non c’è un tavolo dove sedersi, mancano un pezzettino d’erba o una piantina. Essendo stati dentro 23 ore almeno fumano una sigaretta. Se possono si siedono vicini, ma spesso viene fatta fare ad uno ad uno, per timore dell’inquinamento delle prove. Poi varia a seconda della sensibilità del securino”.

Dunque, l’unico contatto che hanno è con voi legali e col personale del carcere?

“Il contatto col personale carcerario è ridotto a zero. Vengono a portarti la minestra e il cibo anche alla sera. C’è un citofono, dove possono chiamare se hanno bisogno per esempio sigarette, le portano ma non c’è certo una discussione. I familiari possono fare visite, a dipendenza dall’autorizzazione da parte del Ministero Pubblico, una volta sola alla settimana”.

A lei è già successo più volte di vedere persone stare realmente male o di sentirsi dire da loro che si volevano uccidere?

“Assolutamente, li vedi degradare. Ho avuto clienti che sono rimasti lì un mese, sono stati assolti e dopo due anni sono ancora in cura psichiatrica”.

Cosa fa star peggio, il senso di colpa se uno è colpevole oppure la vergogna della prigione?

“L’angoscia di un carcere preventivo, non sai nemmeno quando finisce. Almeno quando si ha una pena, ci si mette il cuore il pace e si sa quanto bisogna star dentro. Ma il peggio appunto è l’isolamento. Provi lei a stare nella sua stanza cinque giorni, pur con le sue cose, i libri, i cd, le sigarette, uscendo solo un’ora al giorno. Si immagini poi essere in una cella anonima, sporca, per mesi. Questo distrugge”.

Soffrono di più coloro che poi si rivelano innocenti o i colpevoli? Ci sono differenze fra i vari carcerati?

“Chi soffre meno è il rapinatore, magari l’albanese violento che nella sua vita ne ha viste di tutti i colori. Quelli che non vengono toccati dall’isolamento sono i gangstar. Fare una rapina è diverso che fare delle malversazioni, vuol dire andare in banca a mezzogiorno meno dieci minuti con un fucile, mettere a terra tutti e portar via i soldi, ci vuole una forza psicologica che non tutti hanno. Questi sono coloro che resistono”.

Cosa fa lei quando si accorge che un suo cliente è al limite e rischia di commettere gesti estremi?

“O smetto di fare penale, e già ho rallentato molto, o mi arrabbio col Procuratore Pubblico, o faccio intervenire i medici. Lo psichiatra un po’ li aiuta, fa quello che può”.

Come migliorerebbe il regime di carcerazione preventiva?

“Ricordandosi che le carceri preventive sono per persone innocenti, perché prima di essere state giudicate esse lo sono. Devono essere messe lontane dalla società per non inquinare le prove, va bene, per il resto devono avere una situazione confortevole, dove possono vedere i familiari non una volta alla settimana ma anche cinque, avere il mangiare che vogliono. Sono innocenti, molti escono e prendono 200 franchi al giorno per ingiusta carcerazione ma non ottengono neppure il pagamento dello psichiatra”.

Paola Bernasconi

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