Le 55 federazioni europee dicono no all'ingresso dei fondi privati nel Mondiale. E minacciano: "Niente tornei Fifa finché non si cambia rotta"

NYON – È rottura vera tra Uefa e Fifa. Il motivo? Gianni Infantino avrebbe intenzione di cedere quote del valore della Coppa del Mondo a investitori privati, un'operazione da miliardi che a Nyon non è affatto piaciuta.
Riunione lampo, oggi, tra i vertici Uefa e le 55 federazioni del continente. Verdetto unanime: stop a qualsiasi competizione organizzata dalla Fifa, a partire dall'Europeo Under 20 femminile che si giocherà in Polonia dal 5 settembre, finché il progetto di Infantino resterà sul tavolo.
"La Coppa del Mondo non si vende"
Il comunicato diffuso dalla Uefa non lascia spazio a interpretazioni. Il concetto centrale, ripetuto più volte, è che il trofeo iridato rappresenta una delle eredità sportive più importanti del calcio, costruita nel tempo da giocatori, nazionali e tifosi di tutto il mondo, e per questo nessuna sua parte può finire nelle mani di fondi d'investimento.
Ancora più dura è la parte dedicata al metodo. Secondo la Uefa, una scelta di questa portata sarebbe stata preparata senza consultare chi il calcio lo vive ogni giorno, trasformando quella che doveva essere una discussione collettiva in una sorta di aut aut imposto dall'alto alle federazioni.
Il vero nodo, però, è quello che potrebbe cambiare per sempre gli equilibri del pallone: se privati esterni entrano nella proprietà delle competizioni Fifa, ogni scelta futura - calendari, formati, regolamenti - rischia di essere guidata dagli interessi degli azionisti e non da quelli del gioco. Un modello che l'Europa dice di non poter accettare in nessuna forma.
Il messaggio finale è netto: o la proposta viene ritirata del tutto, con garanzie scritte che la governance Fifa non si aprirà mai più ai privati, oppure le nazionali del continente diserteranno in blocco i tornei organizzati dalla federazione internazionale. Una presa di posizione che la Uefa definisce non negoziabile, sintetizzata in una frase che suona quasi come un giuramento: il Mondiale appartiene al calcio, e finché l'Europa avrà voce in capitolo non sarà mai in vendita.