La diciassettenne, ustionata sul 70% del corpo nel rogo di Crans-Montana, è stata l’ultima dei feriti a lasciare il Niguarda. Ha subito oltre cinquanta interventi: “La strada è ancora lunga, ma questo è il primo passo”

L’ultima volta che era salita sull’auto del padre, Francesca aveva il corpo devastato dalle ustioni e il fumo nei polmoni. Era la notte di Capodanno e Stefano, al volante, correva dal locale Le Constellation verso l’ospedale di Sion. La ragazza, trovata sotto choc e con i vestiti a brandelli, continuava a chiedere se fosse morta.
Ieri, 13 agosto, Francesca è tornata a sedersi su quella stessa automobile. Questa volta per rientrare a casa, dopo 224 giorni di ricovero, trascorsi in gran parte all’ospedale Niguarda di Milano. La diciassettenne, studentessa del liceo Virgilio, era l’ultima dei dodici feriti della strage curati nella struttura milanese a essere dimessa.
“È una seconda data di nascita, un altro compleanno”, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera. Alla battuta sui doppi regali ha risposto con semplicità: “Mi basta tornare a casa”.
Nell’incendio di Crans-Montana, costato la vita a 41 persone e nel quale ne rimasero ferite 115, le fiamme avevano raggiunto il 70% del suo corpo. Intubata e sedata a Sion, Francesca era stata successivamente trasportata in elicottero al Niguarda. In oltre sette mesi ha affrontato più di cinquanta interventi chirurgici, momenti di dolore lancinante e la paura di non farcela.
Il padre ha ricordato soprattutto le ore successive al rogo e un drammatico momento dopo un’operazione, quando la figlia lo implorava di riportarla a casa perché temeva di morire come la sua amica Chiara.
Ora Francesca può finalmente rivedere la propria camera, il proprio letto e la nonna. Per festeggiare ha scelto una cena semplice a casa, con il sushi che durante il ricovero non poteva mangiare. Dovrà recuperare i quattordici chili persi e proseguire le cure: medicazioni domiciliari, fisioterapia e trattamenti laser. Dovrà inoltre proteggersi rigorosamente dal sole.
Il ritorno a casa non rappresenta dunque la fine del percorso, ma un passaggio decisivo. “La strada è ancora lunga, ma questo è il primo passo”, ha detto Francesca, dedicando la propria dimissione ai sei giovani italiani che non sono tornati da Crans-Montana: Chiara, Achille, Giovanni, Riccardo, Sofia ed Emanuele.