Nuovo sviluppo nell’indagine sulla tragedia del Constellation: la Procura vallesana estende ancora il fronte delle responsabilità mentre proseguono gli accertamenti sui lavori, i controlli e la sicurezza del locale

L’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana continua ad allargarsi. Le persone che hanno ora lo status di imputato sono salite a sedici, nuovo passo di un’istruttoria che, mese dopo mese, ha progressivamente esteso il proprio raggio d’azione dai gestori del Le Constellation ai responsabili politici e amministrativi chiamati, a vario titolo, a occuparsi del locale e della sua sicurezza.
L’incendio scoppiato nella notte di Capodanno ha provocato 41 morti e 115 feriti, in gran parte giovani. Le indagini erano partite nei confronti dei coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari e gestori del bar, ma hanno poi coinvolto funzionari comunali, responsabili della sicurezza ed ex ed attuali esponenti politici dei comuni di Crans-Montana e dell’ex Comune di Chermignon.
Uno dei nodi centrali resta quello dei lavori effettuati nel locale nel 2015, quando i Moretti ne assunsero la gestione. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire quali autorizzazioni furono concesse, quali verifiche vennero effettuate e chi fosse responsabile dei controlli. È proprio su questo fronte che, nelle ultime settimane, l’indagine si è ulteriormente ampliata.
A luglio era stato iscritto nel registro degli imputati Alain Mittaz, ex vicepresidente del Comune di Chermignon e successivamente consigliere comunale di Crans-Montana. Nel 2015 presiedeva la Commissione antincendio e aveva espresso parere favorevole a una richiesta relativa alla realizzazione di una veranda. Nella documentazione dell’epoca una porta del piano terreno era indicata come uscita di emergenza e via di evacuazione: proprio quella porta, nella notte della tragedia, risultava chiusa. Mittaz era diventato così il quindicesimo imputato.
L’arrivo di un sedicesimo imputato conferma quindi che la Procura non considera ancora chiusa la ricostruzione delle responsabilità. Il dossier riguarda ormai non soltanto ciò che accadde all’interno del locale nella notte dell’incendio, ma anche la lunga catena di decisioni, autorizzazioni, controlli e omissioni che possono aver contribuito a creare le condizioni della tragedia.
Particolare attenzione viene riservata anche ai controlli antincendio. Il Comune di Crans-Montana aveva già ammesso che il Le Constellation non era stato sottoposto alle verifiche annuali previste dal 2019. Proprio questa circostanza ha portato nel corso dell’inchiesta all’iscrizione di diversi responsabili ed ex responsabili della sicurezza comunale.
Sul tavolo degli inquirenti resta inoltre la questione della documentazione relativa alla ristrutturazione del 2015. Secondo quanto riferito recentemente da Blick, alcuni atti ufficiali di quel periodo non sarebbero ancora stati reperiti, mentre l’ex sindaco di Chermignon Jean-Claude Savoy ha sostenuto di aver consegnato al termine del proprio mandato tutta la documentazione e il computer di servizio all’amministrazione comunale.
Tutti gli imputati collegati direttamente alle responsabilità sulla sicurezza e sull’incendio sono chiamati a rispondere, a diverso titolo, delle ipotesi di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Per Jessica Moretti l’inchiesta è stata inoltre estesa al reato di falso in atti in relazione a una fattura riguardante il materiale fonoassorbente installato nel locale.
A oltre sette mesi dalla tragedia, dunque, il quadro giudiziario resta tutt’altro che definito. Il passaggio da due a sedici imputati mostra quanto l’inchiesta si sia progressivamente spostata dalla dinamica immediata dell’incendio alla questione più ampia delle responsabilità nella gestione, nei controlli e nella trasformazione del locale.
E non è detto che il numero sia definitivo.