CRONACA
Aarau, Maria uccisa mentre aspettava un amico. La madre: "Perdonami, non sono riuscita a proteggerti"
Arrestato un 43enne con alle spalle diversi ricoveri. Restano, però, ancora domande senza risposta

AARAU – Maria Spinelli aveva 22 anni e, dopo un passato difficile, aveva finalmente ricominciato a vivere. La sua vita si è spezzata nella notte tra sabato e domenica, all’esterno dell’ippodromo di Aarau, dove poco prima si era concluso un rave party al quale avevano partecipato circa 3’500 persone.

A ucciderla sarebbero stati i colpi esplosi da un uomo di 43 anni, che si è successivamente costituito e avrebbe confessato le proprie responsabilità. Secondo le prime informazioni emerse, l’uomo soffriva da tempo di gravi problemi psichici ed era già stato ricoverato in diverse occasioni. Resta però da chiarire quale fosse il suo effettivo percorso terapeutico e se, prima della tragedia, fosse ancora seguito dai servizi competenti.

La sparatoria sarebbe iniziata quando l’evento era ormai terminato da circa mezz’ora. Maria si trovava ancora nei pressi dell’ippodromo perché aspettava un amico dj, rimasto a salutare alcuni conoscenti. I due avrebbero dovuto proseguire insieme la serata in un altro locale.

Il 43enne avrebbe fatto fuoco ripetutamente utilizzando due armi. Una di queste, secondo un’ipotesi ancora da confermare, potrebbe essere un fucile ricevuto durante il servizio militare. Non è ancora chiaro se l’uomo avesse scelto un bersaglio preciso oppure se abbia sparato indiscriminatamente contro le persone che stavano lasciando la zona.

Il dolore della madre: “Non sono riuscita a proteggerti”

Maria, originaria di Atri, in Abruzzo, viveva in una realtà multiculturale nella quale sembrava avere trovato serenità e un nuovo equilibrio. La madre Gulmira è stata accompagnata all’istituto di medicina legale per il riconoscimento della salma. Nel pieno di un dolore difficile da raccontare, ha affidato a poche parole il proprio rimpianto.

“Figlia mia, proprio quella tua immensa felicità stonava dentro. Sentivo che qualcosa non andava. Non riuscivo a credere che, dopo tante sofferenze, la mia piccola Maria avesse trovato la sua oasi di pace. Mi consuma un rimpianto immenso: non averti espresso tutta la mia contentezza. Accetta le scuse di una madre che non è riuscita a proteggerti”.

La donna è assistita dall’avvocata Antonella Crudeli e ha fatto sapere che rimarrà in Svizzera fino alla restituzione della salma e al suo rimpatrio in Italia. Ad Aarau si trova anche il padre di Maria, separato dalla madre, che avrebbe chiesto alle autorità italiane di agevolare il trasferimento con un volo di Stato.

Le domande ancora senza risposta

L’inchiesta è coordinata dal magistrato Christoph Rüedi. La costituzione del presunto responsabile ha permesso agli investigatori di individuarlo rapidamente, ma restano ancora numerosi punti da chiarire: il movente, la provenienza delle armi, la dinamica esatta della sparatoria e l’eventuale possibilità di prevenire il gesto.

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