CRONACA
Cassa malati, il rincaro rallenta ma il salasso resta. I partiti: "Ora bisogna intervenire sui costi"
Nel 2027 i premi aumenteranno del 3,7% in Ticino, meno della media nazionale. Ma con 519,90 franchi al mese il Cantone rimane il più caro della Svizzera. PS, PLR, Centro e UDC indicano ricette e priorità diverse
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BELLINZONA – Il rincaro rallenta, ma il peso sulle famiglie ticinesi continua a crescere. L’aumento del 3,7% dei premi di cassa malati previsto per il 2027 è inferiore alla media nazionale del 5% e rappresenta un miglioramento rispetto alle stangate degli ultimi anni. Ma il Ticino, con un premio medio mensile di 519,90 franchi, resta il Cantone più caro della Svizzera.

Un dato che ha immediatamente acceso il dibattito politico. PS, PLR, Centro e UDC concordano sulla necessità di contenere i costi della sanità, ma mettono l’accento su priorità differenti: rafforzamento dei sussidi, pianificazione dell’offerta, maggiore responsabilità degli attori del sistema, riforme federali e opposizione a nuove imposte.

Il PS: “Più sussidi e maggiore controllo della sanità”

Per il PS Ticino le urgenze sono due: “Da un lato sgravare concretamente le famiglie, rafforzando il sistema dei sussidi; dall’altro intervenire per contenere la crescita dei costi sanitari”. I socialisti richiamano innanzitutto l’Iniziativa per il 10%, approvata dalla popolazione ticinese il 28 settembre 2025. La prima tappa entrerà in vigore il 1° gennaio 2027. La copresidente e deputata Laura Riget ha presentato un’interpellanza per conoscere i costi aggiornati della misura, il numero delle persone che ne beneficeranno e le modalità con le quali il Cantone intende raggiungere chi avrebbe diritto ai sussidi ma non ne fa richiesta. L’atto parlamentare chiede chiarimenti anche sulla campagna informativa, sulle difficoltà determinate da una procedura esclusivamente online e sulla preparazione dell’amministrazione cantonale.

Sul fronte dei costi, il vicepresidente Danilo Forini ha invece depositato un’interpellanza sui ritardi della nuova pianificazione ospedaliera e sul controllo degli istituti pubblici e privati. Il PS domanda più dati sui flussi finanziari e una maggiore collaborazione tra Governo e Parlamento nella sorveglianza dei costi ospedalieri e ambulatoriali. “Questo ennesimo aumento conferma la necessità di agire su entrambi i fronti: garantire alle famiglie un sostegno adeguato e intervenire con maggiore decisione sulle cause della crescita dei costi sanitari”, sostiene il partito.

Il PLR: “Neanche un franco per nuove imposte”

Il PLR concentra invece l’attenzione sul contenimento della spesa. “Ogni settembre discutiamo di come compensare l’aumento, ma troppo poco di come contenerne le cause”, affermano i liberali radicali. “Se vogliamo frenare i premi dobbiamo frenare la crescita dei costi sanitari. Spostare la fattura dagli assicurati ai contribuenti non la rende più leggera”. In Gran Consiglio il partito ha chiesto una strategia cantonale fondata sul monitoraggio dei costi, su obiettivi misurabili e su un utilizzo più incisivo degli strumenti di pianificazione. Nel mirino anche la crescita dei centri di fisioterapia, delle Spitex private e degli infermieri indipendenti.

Il PLR ha inoltre presentato la mozione “Per una sanità più efficiente: dai dati alle misure” e, a livello federale, ha riproposto l’atto parlamentare “Qualità invece della quantità”, con l’obiettivo di superare un sistema che remunera soprattutto il volume delle prestazioni. “Il risultato della cura deve contare più del numero di esami, trattamenti e interventi effettuati”. La presa di posizione si allarga infine alla fiscalità: “Neanche un franco per nuove imposte”. Il PLR contesta in particolare l’aumento di 0,4 punti dell’IVA proposto per finanziare la tredicesima AVS.

“Prima di chiedere altri soldi a cittadini e imprese, lo Stato deve utilizzare meglio quelli che già incassa. Prima di incassare di più, deve imparare a spendere meglio”.

Il Centro: “La direzione intrapresa sembra corretta”

Il Centro riconosce che il nuovo rincaro rappresenta “un ulteriore aggravio” per le economie domestiche, ma sottolinea che per la prima volta da anni l’aumento ticinese è inferiore alla media nazionale. “È un segnale che indica come la direzione intrapresa sul fronte del contenimento dei costi sembri essere quella corretta”, afferma il partito, invitando a proseguire e intensificare gli interventi. A livello cantonale, secondo il Centro, occorre agire sulla gestione dell’offerta, sull’appropriatezza delle prestazioni, sull’organizzazione delle cure, sull’ambulatorizzazione, sulla pianificazione ospedaliera e sulla prevenzione. Il Ticino ha già introdotto numeri massimi in otto specializzazioni ed è intervenuto nel settore delle cure a domicilio e degli infermieri indipendenti.

Il problema, tuttavia, non può essere affrontato soltanto dai Cantoni. Il Centro chiede alla Confederazione di offrire maggiori strumenti per governare l’evoluzione dell’offerta e dei volumi, soprattutto nei settori caratterizzati da sovrabbondanza di prestazioni. Il partito richiama anche il piano in cinque punti presentato a livello nazionale: rafforzamento delle cure di base, remunerazione legata maggiormente alla qualità e ai risultati, piena attuazione del dossier elettronico del paziente e prevenzione mirata.

“Contenere la crescita dei costi non significa ridurre le cure necessarie o indebolire la qualità del sistema sanitario. Significa utilizzare le risorse nel modo più efficace possibile e fare in modo che ogni attore assuma la propria responsabilità”.

L’UDC: “Il rincaro rallenta, il salasso resta”

Più critica la lettura dell’UDC. “Dopo anni di aumenti astronomici, il 3,7% annunciato per il 2027 pesa su premi che restano i più alti della Svizzera. Per le famiglie ticinesi c’è ben poco da festeggiare”. Secondo il partito, le stangate degli ultimi anni sono ormai incorporate nelle fatture mensili. Una percentuale più contenuta, applicata a premi già molto elevati, significa comunque nuove uscite per le economie domestiche. L’UDC si rivolge direttamente al direttore del DSS Raffaele De Rosa e al Consiglio di Stato. Il “segnale incoraggiante” evocato dal Governo deve ora tradursi in un’accelerazione degli interventi sulla spesa sanitaria. Il partito domanda quando arriverà la nuova pianificazione ospedaliera, quali misure saranno adottate per ridurre la frammentazione e le prestazioni duplicate e quali risparmi sono attesi.

L’UDC ricorda inoltre di aver presentato il 23 settembre 2025 una serie di mozioni sull’organizzazione ospedaliera, sull’offerta medica e sull’utilizzo dei pronto soccorso. “A un anno di distanza, il Governo non si è nemmeno degnato di prendere posizione. Difficile conciliare questo silenzio con l’urgenza di nuove misure riconosciuta oggi dallo stesso Consiglio di Stato”.

La conclusione è netta: “Finché i ticinesi continueranno a pagare i premi più alti della Svizzera, un rallentamento dei rincari non potrà bastare”.

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