ECONOMIA
Cosa succede al KFC? "Ci tagliano come carne da macello!"
La denuncia di un lavoratore: "delle quarante persone assunte all'inizio, ne hanno licenziate più della metà. Il clima era diventato invivibile"

MENDRISIO – Qualche mese fa a Mendrisio ha aperto il KFC. Aveva fatto rumore per il caso sollevato, e da noi ripreso, di alcuni giovani che si erano lamentati di non essere stati assunti dopo prove e illusioni. La direzione disse che non erano stati ritenuti sufficientemente motivati, e il tutto si sgonfiò. Chi parlava di un fast food che avrebbe assunto solo frontalieri, di fronte a una quarantina di persone residenti messe sotto contratto, dovette ammettere di sbagliare. Ma a qualche mese di distanza, qualcosa sta succedendo.

Ci ha contattato un lavoratore (nome noto alla redazione). “Nei primi cinque mesi le posso assicurare che sono arrivato vicino a una depressione. Penso a orari cambiati con poco preavviso, assegni per i figli non versati, gente che viene licenziata, quattro o cinque teste per volta, ad ogni fine mese”, ci racconta. Il suo tono è angosciato. È toccato anche a lui, con altre tre persone. “Sono in malattia e non mi hanno potuto licenziare. Sto male a causa del lavoro, perché gli orari sono terribili, anche 16-17 ore al giorno, straordinari non pagati, devi sempre essere disponibile, ho ricevuto almeno sei minacce di licenziamento, e dunque sono malato. Sono esaurito, non si può andare al lavoro temendo di essere licenziato”. 

Nessuno è ancora stato assunto a sostituirli, né residenti né frontalieri. “Ma le condizioni sono cambiate troppo in cinque mesi. Da quaranta impiegati, i licenziamenti sono già stati 24, senza pretesti. Si dice che non si rispecchiano gli standard, ma c’è gente in gamba. Come si spiega?”. Dunque, lavorerebbero lì meno della metà delle persone assunte all’inizio. Per il nostro interlocutore quello di avere indigeni è stato un escamotage servito per avere i permessi di aprire. Il KFC ha chiamato, prosegue, un esperto dalla Germania per valutare le capacità degli impiegati. 

Ai tempi dell’apertura, il nostro riferimento era Tatiana Buob, è stata licenziata anche lei. “Ho visto gente che era libera chiamata sul posto di lavoro, mandata via in un quarto d’ora. Viene pagato il mese corrente, e se non ci si lamenta anche quello successivo. Preavviso? Non interessa niente! Chiamano in direzione e ci licenziano, come se fossimo dei pezzi di carne. Un ex collega ha pianto per due settimane fuori dal locale. Abbiamo provato con delle riunioni, anche la direzione stessa le ha indette e non si è presentata”.

Dice che i dirigenti parlano di scarso lavoro, “ma non è possibile che non possano garantire lo stipendio a quaranta persone almeno per un anno. E con 16 persone non può funzionare il locale, e il volume di lavoro c’è! Secondo me vogliono proporre un contratto a ore a chi viene licenziato, è una voce che gira da un po’. E se dicessimo di no, scommetto che si arriverà ai frontalieri”.

È disposto, aggiunge, a inscenare una protesta plateale allo svincolo di Mendrisio, con uno striscione.”Inizia la battaglia dei miei diritti. Sono svizzero, domiciliato, padre di famiglia, ho dato anima e corpo per quel lavoro. Ritengo sia sbagliato dovermi far mantenere dall’assistenza, da cui sono partito per arrivare qui, costo alla comunità e non è gratificante. Hanno costruito un immobile faraonico e ora non hanno i soldi per i dipendenti? E ci tagliano come carne da macello. Ecco cosa mi rode”.

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