BELLINZONA - Sette persone, tutte attorno ai cinquant'anni, sono state licenziate dalla Posta a Cadenazzo. La motivazione? Secondo il gigante giallo, la colpa sarebbe dell’apertura del tunnel di base ferroviario di AlpTransit, che ha diminuito il trasporto su gomma e i relativi lavori di carico, scarico e spartizione.A colpire molte persone, il fatto che chi è stato colpito dal licenziamento ha un'età in cui faticherà a trovare un'altra soluzione, e la Posta ieri, pur ammettendo di non poter garantire riassunzioni nei prossimi 12-15 mesi, cercherà di concordare delle soluzioni. Dichiarazioni che non bastano certo al Partito Comunista, furibondo. «La misura è colma. Non soltanto La Posta - azienda pubblica che qualcuno si ostina invece a gestire come se fosse un affare privato - smantella a piacimento la propria rete di uffici sul territorio, colpendo le regioni periferiche e insultando il mandato di servizio pubblico, ma ora licenzia 7 lavoratori, per di più cinquantenni (cioè difficilmente ricollocabili altrove) e lo fa con una scusa che suona tanto come una presa per i fondelli: la “colpa” sarebbe l’apertura di AlpTransit che riduce i camion e dunque i lavori di carico/scarico», si legge in una nota.Per il PC, scaricare la colpa su AlpTransit è una sorta di specchietto per le allodole. «E così la Posta non solo si sbarazza di onesti lavoratori, rovinando la vita di intere famiglie, ma irride le (per una volta lungimiranti) scelte economiche (AlpTransit appunto) del parlamento e del popolo. La Posta in sostanza sembra voglia impedire al Paese di svilupparsi! Ma i grandi manager postali non sapevano forse che AlpTransit sarebbe arrivata? E la mirabolante strategia di riorganizzazione aziendale che questi strapagati individui riescono a produrre per affrontare tale presunta novità in cosa consiste? nel licenziamento di sette operai! La verità è un’altra e cioè che l’azienda della Confederazione ha deciso di esternalizzare sempre di più ad altre ditte (e naturalmente a condizioni di lavoro peggiori) tutta una seria di compiti per snellire il proprio organico».Dunque, «nel solidarizzare con i lavoratori colpiti da tale misura, ricorda che tutti i partiti governativi hanno condiviso l'attuale politica di gestione delle ex-regie federali e solo i comunisti hanno difeso pochi mesi fa l'iniziativa "Pro Service Public", che - alla faccia di certa sinistra - intendeva porre fine una volta per tutte al neoliberismo sfrenato in seno alle ex-regie federali: ancora una volta il tempo è stato galantuomo». Insomma, un modo poco diretto per dire: avevamo ragione!Ora, «il Partito Comunista chiede ora anzitutto che il Consiglio di Stato si muova a rispondere all’interrogazione 200.16 depositata dal deputato Massimiliano Ay il 7 dicembre scorso intitolata “La Posta smantella ancora il servizio pubblico - Atto secondo” e in secondo luogo che il governo intervenga politicamente presso i vertici aziendali in maniera convinta affinché queste sette persone siano reimpiegate nel gigante giallo, quell’azienda che un tempo rappresentava un orgoglio nazionale».