Un'opinione pubblicata sui media dall'ex Consigliere Federale ha fatto infuriare l'avvocato. "Chiesa scusa si suoi colleghi di partito, in Parlamento e in Consiglio Federale"

BELLINZONA – Continuano a volare parole grosse in merito all’iniziativa sull’autodeterminazione, protagonista ancora Paolo Bernasconi, che dopo le pesanti accuse all’UDC, con contro risposta, ora si rivolge a Christoph Blocher.
Non gli è piaciuta un’opinione pubblicata sui media: secondo lui “accusa di corruzione i politici svizzeri a tutti i livelli. La Svizzera secondo lui sarebbe despotica e corrotta, così come evidentemente i suoi cittadini che si mettono a disposizione per fare politica nei Comuni, nei Cantoni e a Berna”
“Chi sono i politici corrotti? Quelli eletti dal popolo, nei Comuni, nei Cantoni e alle Camere federali?”, tuona Bernasconi.
Che prosegue: “La deriva despotica minacciata da Blocher è invece sempre nata proprio dalle accuse generalizzate contro i politici eletti dal popolo. Tutte le peggiori dittature sono nate accusando di corruzione i politici, ossia donne e uomini eletti proprio applicando la democrazia diretta. Il Blocher-pensiero è cominciato con le accuse contro il Tribunale federale, già insultato come autore di un golpe. Addirittura?!”.
Ma non è finita qui: “Nessuna cittadina o cittadino svizzero che ha a cuore il proprio Paese dovrebbe lasciar correre tali accuse. Non siamo un Paese di corrotti e di despoti. La Svizzera è un Paese libero”
“Signor Blocher chieda scusa, per avere insultato i politici svizzeri come dei corrotti. Chieda scusa ai suoi colleghi in Parlamento. Chieda scusa ai suoi colleghi di partito. Chieda scusa ai suoi ex-colleghi in Consiglio federale. Chieda scusa ai suoi concittadini che votano, per fortuna, ancora liberamente.
“No, non siamo corrotti e anche solo per difendere tutti i cittadini Svizzeri dalla sua accusa di corruzione e dittatura, ci impegneremo a votare NO il 25 novembre alla sua iniziativa”, termina, dopo averlo invitato a leggere “la Convenzione di Vienna ratificata anche dal nostro Parlamento che prevede esplicitamente per tutti i Paesi il divieto di opporre il diritto nazionale a qualsiasi regola di un trattato internazionale”.