POLITICA
Quadri e la preferenza indigena light. "Per la SECO un successo, però in Ticino aumentano i frontalieri"
"Se l'UE decidesse che la rendita di disoccupazione ai frontalieri va versata dallo Stato dove lavorano, essi si iscriveranno agli URC: saranno considerati come indigeni?", chiede il leghista in un'interpellanza

di Lorenzo Quadri*

Come noto, le maggioranze politiche in Parlamento ed il Consiglio federale hanno rifiutato di applicare la preferenza indigena votata dal popolo il 9 febbraio 2014, snaturandola nella cosiddetta preferenza indigena light (obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli URC per alcuni settori professionali), entrata in vigore il primo luglio 2018.

Il 1° novembre 2019 la SECO ha divulgato il primo rapporto di monitoraggio sull’applicazione della preferenza indigena  light. Come di consueto i toni sono entusiastici, mirati a far credere che la preferenza indigena light – di fatto una non preferenza indigena – funzioni. Viene perfino indicato che l’8.3% delle persone annunciate agli URC avrebbe trovato un impiego.

Chiedo al CF:

- Come si concilia l’asserita efficacia della preferenza indigena light con il fatto che, anche dopo la sua entrata in vigore, in Ticino il numero dei frontalieri ha continuato a crescere, così come pure quello dei ticinesi in assistenza, disoccupati e sottoccupati, ed è ormai vicinissimo a quota 70mila, con un’impennata in particolare nel settore terziario dove i frontalieri soppiantano i residenti, ciò che è in totale contraddizione con qualsiasi tipo di “preferenza indigena”?

- Quante delle persone che sarebbero state assunte a seguito dell’obbligo di annuncio sono svizzere? Quante sono straniere? Di quale nazionalità? Quanti sono i frontalieri?

- Quante delle persone annunciate agli URC nell’ambito della preferenza indigena light non sarebbero state assunte senza di essa?

- Nella verosimile eventualità che l’UE decida nel prossimo futuro che la rendita di disoccupazione ai frontalieri va versata dallo Stato dove il frontaliere lavorava e non da quello di residenza - imposizione cui come di consueto la Svizzera si affretterà ad adeguarsi contro i propri interessi - la conseguenza sarebbe l’iscrizione in massa agli URC di tutti i frontalieri che hanno perso il lavoro, ciò che oggi avviene solo saltuariamente: in queste condizioni, in che modo l’obbligo di annuncio dei posti vacanti agli URC potrebbe ancora essere considerato una preferenza “indigena”? È forse intenzione del CF considerare i frontalieri come indigeni?

- In base a quali valutazioni e termini di paragone la presunta percentuale dell’8.3% di persone assunte a seguito dell’annuncio agli URC in base alla cosiddetta preferenza indigena (?) light viene presentata come un successo?

*Interpellanza

Consigliere Nazionale Lega

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