POLITICA
Dadò e Speziali contro Ticino2020: "Una riforma in coma. Va chiusa"
Una mozione firmata dai leader di Centro, PLR, UDC e Verdi chiede di azzerare il progetto sui rapporti tra Cantone e Comuni
TIPRESS

BELLINZONA - PLR, Centro, UDC e Verdi vanno all’attacco del Dipartimento delle istituzioni e chiedono di chiudere formalmente il progetto Ticino 2020, considerato ormai un contenitore vuoto, per aprire finalmente la strada a riforme concrete nei rapporti tra Cantone e Comuni.

A firmare la mozione sono nomi di peso: i presidenti Alessandro Speziali (PLR) e Fiorenzo Dadò (Centro), i capigruppo Matteo Quadranti (PLR), Maurizio Agostoni (Centro) e Alain Bühler (UDC), oltre ai deputati Simona Genini (PLR), Marco Noi e Giulia Petralli (Verdi). Un fronte ampio, trasversale, che segnala un malessere politico ormai condiviso.

 

Ecco il testo dell'atto parlamentare

Gli intenti iniziali
Con il Messaggio n. 7038 del 23 settembre 2015 il Consiglio di Stato ha richiesto e ottenuto un credito quadro per l’avvio del progetto TI2020, presentato come una riforma di ampio respiro dell’Amministrazione cantonale e dei rapporti tra Cantone e Comuni, con l’obiettivo di aggiornare l’assetto istituzionale “per un Cantone al passo con i tempi”.

La riforma avrebbe dovuto intervenire in modo coordinato su più assi: la riorganizzazione interna dell’Amministrazione, la ripartizione dei compiti tra i livelli istituzionali, la revisione dei flussi finanziari e del sistema di perequazione, in coerenza con i principi di sussidiarietà, equivalenza fiscale e neutralità finanziaria globale per i cittadini.

Il lavoro avrebbe dovuto svilupparsi grazie a diversi gruppi settoriali, incaricati di analizzare in profondità singoli ambiti (compiti, flussi, perequazione, organizzazione, ecc.) e di formulare raccomandazioni operative. Al termine di tali lavori, il Consiglio di Stato si era impegnato a sottoporre al Gran Consiglio sette specifici messaggi governativi con proposte concrete di riforma.

La situazione oggi: insoddisfazione diffusa
Nessun messaggio è pervenuto. Nel corso di questa fase preparatoria i vari gremi paritetici hanno svolto un lavoro sicuramente importante in materia di compiti e flussi finanziari Cantone–Comuni, evidenziando diverse criticità, quali un eccesso di compiti condivisi, una scarsa trasparenza dei trasferimenti e casi di forte scollamento tra chi decide e chi paga, come nel settore delle case per anziani.

Tuttavia, la situazione di stallo attuale è ben lontana dagli intenti iniziali, dalle regole originarie e dalla proposta di un nuovo assetto Cantone–Comuni capace di ammodernare il nostro federalismo e rinvigorire l’autonomia comunale.

Una riforma ormai in coma
Nonostante questa importante attività preliminare, ad oggi non risulta che il Parlamento abbia ricevuto i sette messaggi promessi e riconducibili in modo diretto ai risultati di TI2020. I lavori dei gruppi si sono progressivamente rallentati fino, di fatto, ad arrestarsi, senza che vi sia stata una comunicazione formale di chiusura del progetto o una valutazione complessiva dei suoi esiti. Si assiste piuttosto a uno scambio di corrispondenza tra Cantone e Comuni tutt’altro che rassicurante.

L’assenza di un bilancio concreto e sistematico rende difficile per il Gran Consiglio comprendere quali raccomandazioni siano state formulate e per quali motivi le riforme annunciate non siano sfociate in atti legislativi o regolamentari concreti, malgrado il credito concesso e le aspettative generate. Il punto critico, stando all’Associazione dei Comuni, sembra essere in particolare il principio di neutralità fiscale. A ciò si aggiungono altri elementi, come un certo dipartimentalismo. D’altro canto, anche la struttura eterogenea dei Comuni non facilita il compito, ma non può essere considerata un fattore determinante.

Il mito di una riforma unica onnicomprensiva
Parallelamente, il contesto politico e istituzionale è evoluto. Il consolidamento delle aggregazioni comunali, una perequazione indiretta tutt’altro che secondaria, la crescita degli oneri nei settori anziani, assistenza e trasporti e il dibattito sulle competenze hanno mostrato i limiti di una grande riforma onnicomprensiva sul modello TI2020, alimentando la convinzione che una revisione globale non sia più realisticamente perseguibile, con l’effetto di frenare anche altre riforme.

Il bisogno di interventi coerenti, ma concreti
Emerge sempre più la consapevolezza che occorra concludere formalmente l’esperienza di Ticino 2020 per affrontare meglio la necessità di interventi tematici e settoriali mirati e concreti, ad esempio sui flussi e sulle competenze in ambito case per anziani, edilizia scolastica, assistenza sociale, oppure come già avvenuto con la riforma delle ARP votata dal Parlamento il 27 gennaio 2026.

Un simile approccio permetterebbe di valorizzare le analisi già svolte, chiarendo al contempo, per ragioni di trasparenza ed efficacia istituzionale, il corretto utilizzo delle risorse nei confronti dei Comuni e del Parlamento. Chiudere un progetto di riforma per rilanciare e portare a termine interventi coerenti, strutturati e concreti, senza perdere ulteriori anni.


Per queste ragioni si chiede al Consiglio di Stato:
di presentare un messaggio di chiusura formale del progetto TI2020, che faccia il punto in modo sistematico sul lavoro svolto dai singoli gruppi settoriali, sugli obiettivi raggiunti e su quelli non conseguiti, nonché sulle principali raccomandazioni emerse, anche in relazione alla ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni;
di spiegare in modo trasparente le ragioni politiche, organizzative e operative per cui le riforme inizialmente previste non hanno trovato attuazione e per cui i messaggi annunciati nel Messaggio n. 7038 non sono mai stati sottoposti al Gran Consiglio, nonostante il credito quadro concesso;
di indicare chiaramente se, in che misura e in quali ambiti i contenuti elaborati nell’ambito di TI2020 (analisi, dati, criteri, proposte) potranno ancora essere utilizzati come base per futuri interventi, in particolare per riforme settoriali dei rapporti finanziari e delle competenze tra Cantone e Comuni;
di confermare l’intenzione di procedere in futuro tramite messaggi tematici settoriali mirati, chiarendo le priorità (ad esempio case per anziani, nuova LPI, assistenza sociale) e il quadro strategico entro cui tali interventi verranno sviluppati, nel rispetto del principio “chi decide incassa e paga” e della neutralità finanziaria globale per il cittadino;
di precisare, nel medesimo messaggio di chiusura, come si intenda strutturare il dialogo con i Comuni (Piattaforma Cantone–Comuni e altre sedi) nella definizione dei futuri messaggi settoriali, così da garantire trasparenza, corresponsabilità e un reale rafforzamento dell’autonomia comunale;
di fornire un’indicazione ai Comuni in merito alle due iniziative legislative pendenti: “Per Comuni forti e vicini al cittadino” e “Per la revisione transitoria dei criteri di partecipazione dei Comuni alla spesa cantonale per l’assistenza sociale”.

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