POLITICA
Dadò show sull'incidente di Gobbi. Poi ritira l'interpellanza: "Buonanotte al secchio". E scoppia la polemica
Claudio Zali: "Una requisitoria". Il presidente del Governo assente in aula: "Un intervento che si commenta da sè". E la Lega ripresenta un atto parlamentare per consentire all’Esecutivo di fornire le risposte rimaste in sospeso
POLITICA

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BELLINZONA - L’incidente che coinvolse il consigliere di Stato Norman Gobbi la notte del 23 novembre 2023 sull’A2, in zona Stalvedro, è tornato al centro del dibattito politico in Gran Consiglio. A riaccendere la miccia è stato il deputato e presidente del Centro Fiorenzo Dadò, autore dell’interpellanza depositata a suo tempo per fare luce sui contorni del sinistro. Per la cronaca, oggi Gobbi non era in aula.

Dadò ha preso la parola con toni durissimi, proiettando anche delle slide, sottolineando come siano trascorsi “quasi due anni” dall’atto parlamentare senza che sia stata fatta piena chiarezza. In questo lasso di tempo, ha affermato, si sono susseguiti “dibattiti, supposizioni, un processo e una sentenza che non ha convinto nessuno”. Al centro delle critiche, il fatto che non sia mai stato accertato se il consigliere di Stato coinvolto si trovasse o meno in uno stato psicofisico conforme alle norme della Legge sulla circolazione stradale. Un accertamento che, secondo Dadò, non sarebbe stato effettuato “esclusivamente per delle negligenze” che avrebbero di fatto favorito Gobbi, come emerso dall’inchiesta e dal processo penale. Cruciale, ha aggiunto, "é la relazione di fiducia Stato-cittadino, che si esplica in particolare nei rapporti dei rappresentanti dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Infatti chi opera per questi tre poteri ha una responsabilità accresciuta. Un consigliere di Stato è e resta un consigliere di Stato qui in quest’aula, a palazzo federale o in un bar. Lo stesso vale per noi deputati, per i giudici e per le altre cariche istituzionali".

Pur ricordando che la sentenza — che ha prosciolto due agenti di polizia dall’accusa di favoreggiamento — è cresciuta in giudicato e che il caso giudiziario è quindi formalmente chiuso, Dadò ha insistito sul danno d’immagine arrecato alle istituzioni. Un danno che, a suo avviso, “poteva essere facilmente evitato con maggiore trasparenza”, proprio nel momento in cui sarebbe stata più necessaria.

Nel suo intervento non sono mancate stoccate personali e politiche. Dadò ha parlato di un presunto “metodo Gobbi”, evocando precedenti scandali e ricordando il dibattito sul traffico di permessi all’interno del Dipartimento delle istituzioni: "Quando nel Dipartimento istituzioni si scoprì il traffico di permessi e fu aperta un’inchiesta, in televisione ebbi l’ardire di paragonare per simile atteggiamento il consigliere di Stato a capitan Schettino, date le sue dichiarazioni da scaricabarile sul suo predecessore. Con sorpresa, alla fine della trasmissione, ricevetti un messaggio dal consigliere di Stato, una foto che non c’entrava assolutamente niente - oggetto di una slide mostrata in aula, ndr - se non per il fatto che ritraeva un funzionario alle dipendenze del Dipartimento di Gobbi con la particolarità di essere anche presidente distrettuale in Riviera del partito che presiedo. Lascio a voi tirare le conclusioni e le similitudini del messaggio che si voleva dare".

In aula, Dadò ha inoltre mostrato un messaggio di uno dei due agenti indagati e poi scagionati che, la mattina dell’inoltro dell’interpellanza, in un messaggio indirizzato al presidente del Centro paragonava l’incidente “all’asilo Mariuccia”. E ha commentato: "Se per i vertici della polizia un incidente con alcol, con l’utilizzo di etilometri scaduti e un possibile favoreggiamento sono questioni da asilo, forse ci vorrebbe una commissione parlamentare d’inchiesta".

Secondo Dadò, l’atto parlamentare era stato inoltrato solo dopo aver ricevuto informazioni riservate che indicavano chiaramente che qualcosa non aveva funzionato. Proprio per evitare che la vicenda continui a produrre ulteriori strascichi e danni istituzionali, il presidente del Centro ha infine annunciato a sorpresa il ritiro dell’interpellanza, chiudendo il suo intervento con un lapidario “buonanotte al secchio”.

"Non è stato un semplice ritiro di interpellanza, ma una dura requisitoria nei confronti di un consigliere di Stato ora non presente - ha replicato il consigliere di Stato Claudio Zali, responsabile politico della polizia -. Alle domande dell'atto parlamentare non si era risposto non perché imbarazzanti, ma perché era in corso una procedura. E se si ritira l'interpellanza dopo una requisitoria di questo genere, deve essere data la possibilità di rispondere alle domande. Deploro altrimenti questo modo di procedere".

Il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, dopo una consultazione con i servizi parlamentari, ha dichiarato il caso chiuso, proprio in virtù del ritiro formale dell’interpellanza.

La vicenda non si è però conclusa con la seduta. Assente in aula, Gobbi ha trasmesso una breve presa di posizione a Ticinonews.ch, limitandosi a osservare che “l’intervento del deputato Dadò si commenta da sé” ed esprimendo rammarico per il fatto che il Governo non abbia potuto rispondere alle domande contenute nell’atto parlamentare.

A riaprire immediatamente il dossier è stata infine la Lega dei Ticinesi, che ha depositato una nuova interrogazione ricalcando i contenuti di quella ritirata, con l’obiettivo di consentire all’Esecutivo di fornire le risposte rimaste in sospeso. 

 

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