L'inchiesta del PG Pagani era riferita al Caos al Tribunale penale e alla segnalazione anonima sull'allora presidente Mauro Ermani

Con riferimento al procedimento penale a carico del deputato e presidente del Centro Fiorenzo Dadò - procedimento legato alle vicende che hanno scosso il Tribunale penale cantonale e al ruolo dell'allora presidente Mauro Ermani - il Ministero pubblico ha comunicato oggi che gli accertamenti sono giunti a conclusione. Nelle scorse ore, il Procuratore generale Andrea Pagani ha infatti intimato le seguenti decisioni. LEGGI ARTICOLI CORRELATI
Nei confronti del deputato - si legge nella nota della Procura - è stato firmato un decreto d’accusa per il reato di falsa testimonianza, in relazione alle dichiarazioni rilasciate l’8 ottobre 2024 al Procuratore generale. La pena proposta è di 120 aliquote giornaliere da 200 franchi ciascuna, sospese condizionalmente per un periodo di prova di due anni, oltre a una multa di 1'000 franchi e al pagamento delle spese giudiziarie.
Nell’ambito del medesimo procedimento è stato inoltre emanato un decreto di abbandono in relazione all’ipotesi di reato di denuncia mendace. L’addebito si riferiva alla consegna, nel settembre 2024, alla Commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio, di una presunta lettera anonima riguardante la situazione venutasi a creare al Tribunale penale cantonale.
Sulla base di un’attenta ricostruzione dei fatti e degli interrogatori svolti, non è risultato adempiuto l’elemento soggettivo del reato ipotizzato, che richiede la presenza di dolo diretto.
In merito all'inchiesta avviata dal PG Pagani, il legale di Dadò, Carlo Borradori, aveva scritto: "Dadò ha agito per tutelare la fonte di una segnalazione legata al Tribunale penale cantonale. Si dimette, per la durata del procedimento, dalla Commissione giustizia e diritti e rinuncia all’immunità parlamentare".
IL COMUNICATO DEL CENTRO - Dadò scagionato dall’accusa di denuncia mendace. Pieno sostegno al nostro presidente
L’Ufficio presidenziale del Centro prende atto con soddisfazione del decreto di abbandono con cui il Ministero pubblico ha escluso la sussistenza degli elementi relativi al reato di denuncia mendace nei confronti del presidente cantonale Fiorenzo Dadò.
In merito all’ipotesi di falsa testimonianza, il partito prende atto dell’emanazione del relativo decreto d’accusa e ribadisce, alla luce degli sviluppi odierni, un punto già sollevato fin dall’inizio della vicenda: la necessità di adottare strumenti adeguati per garantire ai rappresentanti politici eletti la possibilità di portare all’attenzione delle autorità competenti situazioni meritevoli di chiarimento, assicurando così una reale tutela delle fonti e un corretto equilibrio rispetto alle conseguenze giuridiche per chi segnala.
Il presidente ribadisce di aver agito, nelle circostanze oggetto del decreto, in totale buona fede e con l’unico intento di tutelare la fonte.
Il Centro conferma con convinzione la piena fiducia nei confronti di Fiorenzo Dadò, riconoscendone le finalità e l’impegno.
La scelta di segnalare elementi su cui è opportuno fare chiarezza rientra pienamente nel ruolo di responsabilità politica di chi rappresenta i cittadini e agisce nell’interesse della collettività.