POLITICA
Caso Zali, anche l'UDC chiede le dimissioni: "Non basta togliergli Polizia e Magistratura"
Il partito ricorda di aver criticato Zali "da anni" e lo accusa di non aver mai portato in Governo una politica di destra. Nel mirino anche l'intero Consiglio di Stato, definito "Governo del Mulino Bianco"
TIPRESS

BELLINZONA – Rompe il silenzio anche l'UDC sul caso che coinvolge il presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali. Il partito spiega di aver finora evitato dichiarazioni pubbliche per rispetto delle istituzioni e degli accertamenti in corso, oltre che per non essere accusato di speculazione elettorale. Oggi, però, per l'UDC tacere non è più possibile. Il partito ribadisce che, sul piano giudiziario, vale la presunzione di innocenza. I fatti emersi, tuttavia, porrebbero secondo l'UDC un problema di responsabilità politica, credibilità istituzionale e integrità morale.

Il comunicato ricorda come l'UDC "critichi da anni l'azione politica di Zali, il suo modo di interpretare il ruolo di consigliere di Stato e i toni riservati al partito e al suo gruppo in Gran Consiglio". A differenza - sottolinea l'UDC - "dei partiti che fino a ieri lo sostenevano e che solo ora si dicono indignati, la sezione ticinese rivendica di aver espresso da tempo un giudizio critico sulla sua adeguatezza politica".

Il partito definisce Zali la "principale pietra d'inciampo nella storica collaborazione tra UDC e Lega dei Ticinesi, richiamando una sua dichiarazione televisiva in cui si diceva più vicino ai Verdi che all'UDC": un'uscita che, per il partito, confermerebbe come Zali non abbia mai portato in Governo una politica di destra, né quella UDC né, si legge nel comunicato, una politica "autenticamente leghista"

Per l'UDC, quanto emerso renderebbe non più sostenibile la permanenza di Zali in Governo, ed è per questo che chiede al consigliere di Stato di rassegnare subito le dimissioni, unico modo per riacquisire credibilità.

Il partito definisce inaccettabile anche l'atteggiamento del Governo nel suo complesso, descritto come un "Governo del Mulino Bianco" che tenderebbe a minimizzare e a reagire solo se costretto, con il minimo indispensabile. La decisione di sollevare Zali dalle competenze su Magistratura e Polizia viene definita un primo passo, che lascerebbe però aperta la questione di fondo: se il presidente del Governo sia ancora nelle condizioni di svolgere il proprio mandato.

L'UDC collega la vicenda a un'immagine più ampia di un Esecutivo assorbito dalle crisi e privo di visione, ricordando come lo stesso Governo avesse approvato, appena un anno fa, il contestato progetto dell'arrocchino, poi definitivamente abbandonato dopo essersi rivelato, secondo il partito, l'ennesimo caso di un collegio incapace di dire no quando necessario.

Il comunicato si chiude con un principio generale: "le istituzioni vengono prima delle persone, e il Ticino merita un Governo credibile, responsabile e capace di affrontare i problemi concreti dei cittadini".

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