In Gran Consiglio la presidente Carobbio Guscetti rivendica le misure adottate in estate e condanna l' "agire autoritario" di Zali verso l'EOC. Più Donne e MPS contestano i tempi della reazione del Governo

BELLINZONA – Dopo un'estate tra le più agitate della storia istituzionale ticinese, il caso Zali è arrivato in Parlamento. L'Ufficio presidenziale ha selezionato una decina di interpellanze urgenti, e il Governo ha dovuto rispondere in aula. A parlare per il Consiglio di Stato è stata la presidente Marina Carobbio Guscetti, con una linea precisa: il Governo ha agito, lo ha fatto in modo proporzionato e non intende invadere il campo della magistratura.
“Il Governo è stato chiaro”
La presidente ha respinto con decisione l'accusa di aver reagito con troppa timidezza. Ha ricostruito le tappe dell'estate: dopo la diffusione degli audio, l'Esecutivo si è riunito in via straordinaria e, come misura urgente, ha tolto a Zali la responsabilità politica di Magistratura e Polizia. Il 29 luglio l'interim è stato formalmente affidato alla stessa Carobbio Guscetti. In quelle riunioni, ha spiegato, si è parlato anche delle dimissioni di Zali. Il ministro le ha poi rassegnate con effetto al 30 settembre, e il Governo gli ha chiesto di anticiparle. Visto che non l'ha fatto, gli è stato tolto anche il Dipartimento del Territorio, ora affidato temporaneamente a Raffaele De Rosa.
La presidente ha ricordato di aver stigmatizzato più volte pubblicamente il comportamento di Zali. “Non accetto che si dica che il Governo non è stato chiaro”, ha detto, riferendosi alla condanna della violenza in ogni sua forma. Secondo Carobbio, “l'Esecutivo ha agito in modo coerente e proporzionato, in base agli elementi disponibili in ogni fase”. Ha aggiunto che il Governo ha saputo dai media dell'apertura del procedimento penale.
EOC: condanna, ma niente denuncia
Sulla mail con cui Zali sollecitava l'assunzione di una candidata all'Ente ospedaliero cantonale, la posizione del Governo è netta. L'intero Consiglio di Stato “stigmatizza l'agire autoritario del ministro e se ne distanzia nei toni e nei modi”. Ritiene inaccettabile il linguaggio usato, che ha inevitabilmente aumentato la pressione sull'EOC.
Le verifiche svolte indicano che le procedure interne sono state rispettate. Le sollecitazioni di Zali, nel giugno e nel luglio 2020, avevano portato a individuare due possibili sbocchi professionali, uno amministrativo e uno in geriatria, mai formalizzati. Il “Governo esclude pressioni da parte di Paolo Sanvido e dello stesso De Rosa. Quest'ultimo era solo in copia a un sollecito di cui ignorava i dettagli, e ha già ammesso di non aver dato il giusto peso ai toni di quella mail”.
Sulle inchieste, nessun commento
Sugli altri fronti il Governo ha scelto il riserbo. Per il caso del 14enne detenuto alla Farera ci sono un procedimento penale in corso e l'alta vigilanza parlamentare: il Consiglio di Stato si esprimerà solo alla fine di quei lavori. Stesso discorso per la morte della donna trovata nel Ceresio. Dove sia stata eseguita l'autopsia e da chi “sono informazioni coperte dal segreto istruttorio”. Quanto all'ipotesi di un procuratore straordinario esterno, la presidente ha ricordato che la nomina “spetta alle procedure vigenti, su richiesta del Ministero pubblico: non tocca al Governo sollecitarla”.
Le risposte non hanno convinto chi ha presentato le interpellanze. Tamara Merlo (Più Donne) ha contestato la ricostruzione della presidente. A suo avviso, dopo gli audio di luglio il Governo si era limitato a prendere atto delle spiegazioni di Zali. Ha chiesto le dimissioni immediate solo dopo la comunicazione del procuratore generale sulla nuova inchiesta per reati contro l'integrità sessuale. Per Merlo, prendere atto è cosa ben diversa dal prendere le distanze.
Ancora più duro Sergi (MPS). Il deputato ha ricordato che le domande del suo movimento su quanto sapesse il Governo sono rimaste senza risposta. Ha fatto risalire la vicenda al 2021, quando una segnalazione al Ministero pubblico su presunti reati contro l'integrità sessuale non aveva portato ad alcun procedimento.
La seduta è stata tesa fin dall'inizio, con l'Ufficio presidenziale costretto a riunirsi per rivedere l'ordine delle interpellanze. Dopo il "giro" di risposte alle interpellanze, la discussione generale sul caso Zali - in virtù di risposte ancora mancanti - non si è tenuta nella seduta odierna.