POLITICA
Dopo Zali, il Ticino politico si interroga: "Tra delusi e arrabbiati, ora bisogna ripartire"
Dalle critiche al Consiglio di Stato per non aver agito prima, fino all'appello dell'MPS a rilanciare la lotta alla violenza di genere: cosa dicono i partiti all'indomani delle dimissioni di Zali
TIPRESS

BELLINZONA – Il giorno dopo l'annuncio delle dimissioni di Claudio Zali, la politica cantonale si prepara ai mesi che verranno: mesi segnati dall'arrivo di un nuovo partito e di un nuovo rappresentante in Governo, e dal tentativo di ridare credibilità alle istituzioni. Il quotidiano La Regione ha interpellato gli esponenti dei partiti ticinesi.

Speziali (PLR): "Bisogna ripartire da questo punto molto basso" 

Per il presidente del PLR Alessandro Speziali, il Ticino ha attraversato "una delle crisi istituzionali più serie e gravi degli ultimi decenni", con un colpo duro inferto a una fiducia tra cittadinanza e istituzioni che già non godeva di buona salute. Più che analizzare il passato, per Speziali oggi conta capire "che prospettiva dare ripartendo da questo punto molto basso".

Sirica (PS): "La nostra richiesta non nasceva da un'accusa personalistica"

Il copresidente del PS Fabrizio Sirica ribadisce al quotidiano che l'obiettivo del partito è sempre stato tutelare le istituzioni: per questo la lettera firmata insieme a Centro e PLR era stata inviata in forma privata, per lasciare spazio a un chiarimento nel rispetto delle istituzioni. La richiesta di dimissioni, spiega, non nasceva da un'accusa personale né da un atteggiamento non garantista, ma dalla constatazione che l'immagine delle istituzioni aveva già subito un danno. Guardando avanti, Sirica sottolinea la necessità di "fare quadrato attorno alle istituzioni", senza per questo rinunciare a giudizi politici netti, riflettendo sul fatto che comportamenti come quelli emersi non possano più essere normalizzati, dopo quella che definisce un'escalation di casi problematici in questa legislatura. Sull'ingresso dell'UDC in governo, Sirica si dice fiducioso che il partito saprà lavorare con lo spirito consociativo tipico della politica svizzera, ma ammette una preoccupazione: il timore che la nuova visibilità in Consiglio di Stato venga sfruttata per spaccare il governo in vista della campagna elettorale, a scapito delle istituzioni.

Fonio (Centro): "Serve tornare a lavorare nell'interesse del Paese"

Per il vicepresidente del Centro Giorgio Fonio, la priorità è tornare il prima possibile a occuparsi dei dossier importanti ancora sul tavolo, permettendo a Esecutivo e Legislativo di dialogare più serenamente. Fonio osserva come la popolazione, in questi giorni, sia "tra il deluso e l'arrabbiato", e non risparmia una critica al Consiglio di Stato: non aver agito prima, togliendo le competenze a Zali già quando i presidenti di Centro, PLR e PS avevano segnalato la situazione.

Mirante (Avanti con Ticino&Lavoro): "Un governo senza leadership"

Più dura la lettura che Amalia Mirante, di Avanti con Ticino&Lavoro, affida a LaRegione per cui la decisione di Zali era "inevitabile" e chiude una pagina, ma non risolve il problema di fondo: un governo che definisce senza leadership e in ritardo sulle scelte, "tra l'incompetente e il connivente". Anche in questa occasione, osserva Mirante, sarebbe stato il ministro uscente a dettare i tempi della decisione.

MPS: "Serva da punto di svolta sulla violenza di genere"

Il Movimento per il Socialismo chiede che la vicenda diventi un punto di svolta, criticando Governo e Parlamento - definiti incapaci di cogliere per tempo la gravità del caso e di reagire tempestivamente - e chiedendo un rilancio deciso delle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza di genere.

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