POLITICA
Zali, i leader di Centro, PLR e PS: “Dimissioni subito”. Dadò: “Il vaso è traboccato”
Il presidente del Centro: “Se rifiuta, il Governo gli tolga qualsiasi competenza”. Il presidente PLR: “Oggi finalmente un segnale positivo”. La copresidente socialista: “Rischiamo di aggravare ulteriormente una crisi istituzionale già in corso”
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BELLINZONA – Le dimissioni di Claudio Zali non possono più attendere la fine di settembre. Su questo punto convergono le reazioni dei presidenti di Centro, PLR e Partito Socialista dopo la nuova giornata che ha ulteriormente aggravato la crisi politica e istituzionale attorno al consigliere di Stato leghista.

Nel pomeriggio il Consiglio di Stato, dopo aver appreso dai media dell’apertura di un nuovo procedimento penale nei confronti di Zali, si è riunito in seduta straordinaria e, “a tutela delle istituzioni e della loro credibilità”, gli ha chiesto di rendere effettive da subito le dimissioni già annunciate.

Una richiesta alla quale, almeno per il momento, Zali non ha dato seguito. Il Governo ha quindi annunciato che tornerà sulla questione domani e che, in assenza di un passo indietro, procederà alla ridefinizione della conduzione del Dipartimento del territorio.

Dadò: “Il vaso è traboccato ampiamente”
Molto netta la posizione del presidente del Centro, Fiorenzo Dadò:

“Il vaso evidentemente non è solo colmo, ma è traboccato ampiamente, quindi se si vuole un minimo di bene a queste istituzioni e se si vuole preservarne quel poco di credibilità che è rimasta, un immediato passo indietro dal Consiglio di Stato è la logica conseguenza. Se il diretto interessato non intende dar seguito all’invito del Governo, è giusto che il Governo stesso gli tolga qualsiasi tipo di competenza in ambito esecutivo”.

Speziali: “Senso istituzionale e rispetto per i colleghi di Governo”
Sulla stessa linea il presidente del PLR, Alessandro Speziali, che sottolinea in particolare due ragioni per le quali Zali dovrebbe lasciare immediatamente l’Esecutivo.

“A questo punto credo che Claudio Zali dovrebbe anticipare le dimissioni già annunciate, soprattutto per due ragioni: da una parte per senso istituzionale, dall’altra per togliere pressione ai colleghi di Governo, che altrimenti si ritroverebbero nuovamente a dover far fronte a una situazione molto complicata. E non si tratta di mettere in discussione la presunzione di innocenza, anche perché Zali aveva già annunciato la volontà di dimettersi. Si tratta semplicemente di anticipare quel passo, proprio per senso delle istituzioni e per evitare di sottoporre ancora una volta il Governo a una forte pressione”.

E se Zali dovesse continuare a rifiutare l’invito a lasciare?

“Se non dovesse farlo, la decisione annunciata dal Consiglio di Stato di ridefinire la conduzione del Dipartimento del territorio mi sembra ormai l’unica strada concretamente a disposizione dell’Esecutivo. Oggi, finalmente, dal Governo è arrivato un segnale positivo”.

Riget: “Il rischio è aggravare una crisi istituzionale già in corso”
Anche la copresidente del Partito Socialista, Laura Riget, ricorda come il PS avesse chiesto le dimissioni di Zali già diverse settimane fa.

“Le notizie apparse sui media, se confermate, ci preoccupano molto. Come Partito Socialista avevamo già chiesto diverse settimane fa le dimissioni di Claudio Zali e questi ultimi sviluppi non fanno che confermarci nella nostra richiesta. Pensiamo che, come gesto di responsabilità istituzionale, sarebbe doveroso rendere immediate le dimissioni, senza attendere ancora qualche settimana, perché c’è concretamente il rischio di aggravare ulteriormente una crisi istituzionale già in corso”.

Sul da farsi nel caso in cui Zali decidesse di non lasciare, Riget preferisce invece non indicare al Governo la strada da seguire:

“Se Zali decidesse invece di rimanere, spetterà al Consiglio di Stato valutare come procedere, eventualmente togliendogli altri dossier o ridefinendo la conduzione del Dipartimento. È una scelta che compete al Governo. Proprio nel rispetto della separazione dei poteri, che riteniamo un principio fondamentale soprattutto in un momento delicato come questo, non penso spetti ai partiti dire al Consiglio di Stato che cosa debba o non debba fare.”

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