"Ogni mattina migliaia di mamme e papà ticinesi accompagnano i propri figli a scuola o li vedono uscire di casa con una certezza: quella di affidarli a un luogo sicuro. Non possiamo essere presenti nelle aule. Ci fidiamo".

Il caso del docente delle scuole medie di Giubiasco arrestato nell’ambito di un procedimento per presunti reati sessuali approda nuovamente sui banchi della politica. Il deputato della Lega dei Ticinesi Stefano Tonini ha presentato un’interrogazione al Consiglio di Stato per chiedere chiarezza sulle segnalazioni che, secondo quanto emerso sulla stampa, sarebbero state trasmesse alla Direzione scolastica nel corso degli anni.
Nel rispetto della presunzione d’innocenza e senza interferire nell’inchiesta penale, Tonini domanda al Governo di ricostruire la cronologia delle segnalazioni, verificare quali controlli e provvedimenti siano stati adottati e accertare eventuali omissioni o sottovalutazioni a livello amministrativo e dirigenziale. Il deputato chiede inoltre se il protocollo introdotto nel 2023 sia sufficiente e propone di valutare la creazione di un canale cantonale indipendente per le segnalazioni provenienti da allievi, genitori, docenti e collaboratori.
Pubblichiamo il testo integrale dell’interrogazione.
Quando affidiamo i nostri figli alla scuola, dobbiamo poterci fidare
“La vicenda riguardante il docente delle scuole medie di Giubiasco, attualmente oggetto di un procedimento penale, ha comprensibilmente scosso l’opinione pubblica ticinese. Spetterà alla Magistratura accertare i fatti e le eventuali responsabilità penali. Su questo occorre essere chiari e rispettosi del principio della presunzione d’innocenza.
Ma le informazioni emerse in questi giorni pongono interrogativi che vanno oltre il procedimento penale e che riguardano direttamente il funzionamento della nostra scuola e la capacità dello Stato di proteggere chi le viene affidato. Secondo quanto riportato dalla stampa, infatti, segnalazioni riguardanti comportamenti del docente sarebbero state portate all’attenzione della direzione già molti anni fa e si sarebbero ripetute nel tempo. Se queste informazioni dovessero essere confermate, ci troveremmo confrontati con una questione estremamente seria.
Scrivo questa interrogazione certamente come deputato, ma permettetemi di farlo prima di tutto come padre. Ogni mattina migliaia di mamme e papà ticinesi accompagnano i propri figli a scuola o li vedono uscire di casa con una certezza: quella di affidarli a un luogo sicuro.
Non possiamo essere presenti nelle aule. Non possiamo vedere quello che succede durante ogni lezione, ogni attività o ogni momento della giornata scolastica. Ci fidiamo. Ci fidiamo dei docenti, delle direzioni e delle istituzioni.
Ed è proprio per questo che, quando emergono segnali riguardanti comportamenti potenzialmente inappropriati di un adulto che lavora quotidianamente a contatto con dei minorenni, questi segnali devono essere ascoltati, verificati e, quando necessario, approfonditi.
Non si tratta di organizzare una caccia alle streghe, né di mettere sotto accusa un’intera categoria professionale composta nella stragrande maggioranza da persone serie, competenti e che ogni giorno svolgono un lavoro fondamentale per i nostri ragazzi. Si tratta però di affermare un principio semplice: quando sono coinvolti dei minorenni, la prudenza non può mai trasformarsi in superficialità e una segnalazione non può finire in un cassetto.
Come genitori abbiamo il diritto di sapere che, quando affidiamo un figlio alla scuola pubblica, esiste una catena di responsabilità chiara e che, se qualcuno segnala qualcosa che non va, quella segnalazione viene presa sul serio.
Alla luce delle nuove informazioni emerse, appare quindi necessario ricostruire non soltanto quanto accaduto negli ultimi mesi, ma verificare cosa fosse eventualmente noto negli anni precedenti, a chi e quali decisioni siano state prese.
Domande al Consiglio di Stato
La scuola deve rimanere uno dei luoghi nei quali una famiglia possa riporre la propria massima fiducia. Proteggere i nostri bambini e i nostri ragazzi viene prima di qualsiasi imbarazzo amministrativo, gerarchia o tentativo di evitare problemi.
Se qualcosa non ha funzionato, non serve cercare alibi. Serve capire cosa è successo, assumersi le proprie responsabilità e correggere il sistema affinché non possa accadere nuovamente. Perché dietro una procedura, una segnalazione o un dossier non ci sono semplicemente dei numeri: ci sono i figli di qualcuno.
E chi affida un figlio alla scuola pubblica ticinese deve poterlo fare con fiducia.