Dovevano fluidificare il traffico, ma avrebbero prodotto più colonne e ritardi. Il consigliere nazionale UDC torna alla carica a Berna e chiede di sospendere l’estensione del progetto fino a Quartino

Dovevano ridurre le colonne e rendere più fluido il traffico. Ma i primi risultati, denuncia Piero Marchesi, mostrerebbero esattamente il contrario: maggiori attese, continui stop and go e tempi di percorrenza più lunghi.
Il consigliere nazionale UDC porta quindi nuovamente il caso dei semafori sul Piano di Magadino davanti al Consiglio federale. Con una domanda per l’ora delle domande, Marchesi chiede come valuti il “preoccupante peggioramento” della situazione e se sia disposto a sospendere l’estensione del progetto fino a Quartino, in attesa dei necessari correttivi.
Marchesi era già intervenuto sul tema nel marzo del 2022. Con la domanda 22.7080 aveva contestato la reintroduzione dei semafori lungo la Cadenazzo-Quartino, ricordando che nel 2019 il 73,1% dei ticinesi aveva bocciato il credito cantonale di 3,3 milioni di franchi destinato al progetto. Il Consiglio federale aveva allora sostenuto che la nuova semaforizzazione avrebbe fluidificato la circolazione.
Oggi Marchesi torna a Berna per chiedere conto di quella promessa con una domanda, la cui risposta è attesa lunedì prossimo in occasione dell’ora delle domande.
Semafori sul Piano di Magadino: la realtà sono più colonne e ritardi, il contrario di quanto promesso dal Consiglio federale
Nella risposta alla domanda 22.7080, il Consiglio federale sosteneva che la semaforizzazione avrebbe fluidificato il traffico sulla strada Cadenazzo-Quartino. I primi riscontri indicano invece più colonne, maggiori attese e continui stop and go, con aumenti importanti dei tempi di percorrenza. Come valuta il Consiglio federale questo preoccupante peggioramento? Intende sospendere l’estensione del progetto fino a Quartino e intervenire con i necessari correttivi?