POLITICA
Caso Zali, l'MPS non molla: "Chi ha nascosto quella nota? Sul ricorso voti il Parlamento"
Pronzini e Sergi chiedono che sia il Gran Consiglio a decidere sull’impugnazione: “Impedire persino il dibattito contraddice ogni richiesta di trasparenza”
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BELLINZONA – “Per quale ragione l’Ufficio presidenziale ha voluto nascondere una nota giuridica? L’MPS torna alla carica sul caso Zali e alza ulteriormente il tiro. Nel mirino finiscono la decisione di non portare davanti al Gran Consiglio l’eventuale ricorso contro il Consiglio della magistratura e il parere giuridico, non firmato, utilizzato per giustificarla. Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi chiedono nuovamente che sia il Parlamento a decidere se impugnare la sentenza del 21 settembre, con la quale il Consiglio della magistratura ha escluso conseguenze disciplinari nei confronti del procuratore generale Andrea Pagani per la gestione della denuncia presentata nel 2021 contro l’allora consigliere di Stato Claudio Zali.

La nuova richiesta è stata trasmessa oggi all’Ufficio presidenziale: il tema dovrà essere inserito, secondo l’MPS, all’ordine del giorno della seduta del prossimo 26 ottobre.

“Chi ha scritto quella nota?”

Il primo affondo riguarda la valutazione giuridica datata 2 ottobre, sulla quale l’Ufficio presidenziale ha fondato il proprio no. “Abbiamo ricevuto la vostra nota giuridica. La stessa non è firmata e non sappiamo chi ne sia l’autore o l’autrice”, scrivono Pronzini e Sergi. Ma non è tutto. Il documento non sarebbe stato distribuito ai deputati durante la sessione parlamentare del 5 e 6 ottobre. Una scelta che l’MPS contesta senza mezzi termini: “Non possiamo che biasimare nel modo più deciso il fatto che tale nota non sia stata messa a disposizione del plenum. Per quale ragione l’Ufficio presidenziale ha voluto nasconderla?”.

La nota arriva a una conclusione chiara: secondo il diritto vigente, il Gran Consiglio non sarebbe legittimato a ricorrere. Pur avendo un indiscutibile interesse istituzionale alla vicenda, il Parlamento non avrebbe infatti un diritto processuale per impugnare le singole decisioni disciplinari del Consiglio della magistratura. Un eventuale ricorso, si legge, correrebbe quindi “un serio rischio di essere dichiarato irricevibile”.

“Non spettava a voi decidere”

Per Pronzini e Sergi, però, è proprio qui che l’Ufficio presidenziale avrebbe superato il limite. “Non spetta all’Ufficio presidenziale decidere nel merito se il Gran Consiglio sia competente o meno a esprimersi sull’eventuale inoltro di un ricorso contro una decisione”, attaccano i due deputati. I compiti dell’Ufficio presidenziale, ricordano, riguardano l’organizzazione dei lavori, la preparazione dell’ordine del giorno e la gestione amministrativa del Parlamento. Non comprenderebbero invece il potere di impedire al plenum di pronunciarsi su una questione che coinvolge direttamente l’alta vigilanza sulla magistratura.

Dopo Falò, “ancora più dubbi”

A riaccendere il caso ha contribuito anche l’inchiesta di Falò, La storia di Sabrina, trasmessa il 6 ottobre. Secondo l’MPS, il servizio avrebbe fatto emergere ulteriori elementi sulla gestione dell’incarto del 2021: dalla registrazione di una telefonata alla Polizia cantonale, nella quale la donna riferiva di essere stata trattenuta in un’automobile e minacciata, ai messaggi e alle altre informazioni giunte all’attenzione della Procura. Nemmeno l’intervista rilasciata alla trasmissione da Pagani avrebbe dissipato le perplessità. Anzi: le spiegazioni del procuratore generale vengono giudicate dall’MPS “poco convincenti su diversi punti”.

Pronzini e Sergi precisano di non voler anticipare alcun giudizio sulla responsabilità disciplinare del magistrato. Chiedono però che la decisione di non procedere possa essere esaminata dall’autorità di ricorso. Sullo sfondo rimane inoltre il nuovo procedimento penale aperto nei confronti di Zali per presunti reati contro l’integrità sessuale. Accuse ancora tutte da verificare e per le quali vale pienamente la presunzione d’innocenza.

Una corsa contro il tempo

La data del 26 ottobre non è casuale. Quel giorno scadrà infatti anche il termine di trenta giorni per impugnare la decisione del Consiglio della magistratura. Un eventuale ricorso dovrebbe quindi essere discusso, approvato e inoltrato nel giro di poche ore.

L’MPS insiste comunque perché la parola passi all’aula. “Non si può continuare a invocare la trasparenza e la necessità di fare piena luce su questa vicenda e, nello stesso tempo, impedire al Parlamento persino di discutere e decidere se utilizzare gli strumenti giuridici a sua disposizione”. 

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