Politica
10.09.2017 - 15:010
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Maudet insiste, "mi sono candidato perché il Ticino ha presentato una sola persona". E cerca di differenziarsi di Cassis. "Anche Gobbi e Vitta..."

Il ticinese dice sì alla legalizzazione della cocaina, lui dice no. Sul passaporto, "sarei pronto a rinunciare a quello francese, ma si giura lealtà alla Costituzione". Strizza l'occhio al Ticino, "se soffre per i migranti, soffre tutto il paese". (Furbo?) profilo del ginevrino

GINEVRA – “Perché mi sono candidato? Beh, la scelta del partito ticinese di presentare un solo candidato. Per un rappresentante del Plr, il partito della diversità, è stata una sorta d’incitamento. Ma se vuole una risposta più politically correct…"

Insiste, Pierre Maudet, a dire ciò che fa arrabbiare il PLRT, che su questo punto si è espresso più e più volte. Il candidato ginevrino è stato intervistato da Il Caffé, e ha detto la sua su diversi temi. Tirando in ballo anche Gobbi e Vitta, forse per dividere ancor di più un fronte ticinese che proprio unito non è: “lavorando a livello cantonale, prevale un pragmatismo che a Berna va un po’ perso. Anche i ministri ticinesi Vitta e Gobbi condividono questa mia riflessione".

Si definisca dapprima un europeista per passione, poi per ragione: “viviamo nello stesso spazio rispetto all’Europa, le frontiere dividono sempre meno e abbiamo molte attività comuni. L’importante è mantenere buone relazioni. Ma con reciprocità, trattando alla pari, non da sottoposti. Da un punto di partenza uguale per tutti. Anche perché, se, oggi, Francia e Italia sono in difficoltà, ci sono ricadute dirette anche per la Svizzera. E viceversa, se le cose andassero bene, ne beneficeremmo. Gli interessi, insomma, sono comuni”.

Per quanto concerne i migranti, chiede più solidarietà fra Cantoni, perché se “soffre il Ticino, soffre tutto il Paese”: strizza l’occhio al nostro cantone, dunque? Non si esprime molto sulla sanità e i suoi costi, dicendo che l’esperto è Cassis, ma vedrebbe un margine di miglioramento nelle spese ospedaliere, concentrando specializzazioni.

Toccando un altro tema caro ai ticinesi, non gli piace il salario minimo, anzi preferisce “stimolare il dialogo tra imprenditori e sindacati. In Svizzera l’equilibrio e il partenariato sociale resistono e su questo bisogna puntare. Naturalmente servono sindacati ragionevoli e padronato sensibile alle questioni sociali”.

E al contrario di Cassis, non vuole legalizzare la cocaina “Credo che si creerebbero moltissimi problemi legati alla criminalità. Non a caso, nessun Paese europeo ha scelto questa strada. Farlo da soli produrrebbe una situazione insostenibile. Non credo sia giusto dire che la repressione è inutile. Così come credo nell’importanza del lavoro della polizia nella lotta alla criminalità legata alla droga”.

Volutamente diverso dall’avversario ritenuto favorito? Dal canto suo, modestamente, afferma di non aspettarsi di essere incluso nel ticket, e che questo gli dà già un senso di liberazione. Sì, ma il passaporto? Per Cassis si è discusso a lungo, lui mantiene, per ora, quello francese assieme a quello svizzero. non è mai stato un problema quando ho dovuto trattare, anche duramente, con la Francia. Se fossi eletto e il governo dovesse chiedermi di rinunciare al passaporto francese, potrei pensarci. Ma la lealtà si giura alla Costituzione”.
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