Politica
12.10.2018 - 09:000

"Basta stereotipi sulle candidate! Si portino avanti le loro idee e non questioni di natura estetica"

Marialuisa Parodi presenta #iovotodonna, "i partiti e le élites economiche sono guidate da uomini, faticano a capire le difficoltà di una candidata"

BELLINZONA – “Più donne vuol dire più democrazia”. Ne è convinta Maria Luisa Parodi, presidente FAFTPlus, relatrice ieri assieme alla presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli e Alberto Stival, membro di comitato FAFTPlus e responsabile del progetto, nella conferenza stampa di presentazione di #iovotodonna. Un voto oltre i colori, per un unico partito: quello rosa.

Signora Parodi, può riassumere in poche il vostro progetto? Una campagna finalizzata a aumentare le donne in politica?
“Ci rivolgiamo, considerando che le liste per il Consiglio di Stato sono stilate con dinamiche diverse, in particolare al Gran Consiglio, e a sensibilizzare i partiti e l’opinione pubblica. In Parlamento si può incidere ancora, parlando del tema sia i partiti che le donne che ci stanno riflettendo, che hanno ricevuto offerte o che si offriranno, il dibattito si può animare. Vorremmo arrivare a un numero di candidature femminili abbastanza elevato da far sì che anche il risultato elettorale ne veda molte elette. Il problema è farle candidare e poi far avere loro visibilità: proprio su questo punto si concentrerà la seconda parte del progetto, col nostro sito, coi media, con eventi, per far conoscere le candidate. Non serve dirlo, ma ovviamente parliamo di candidate di tutti i partiti, non ha nessun colore e non lo avrà mai, è una questione di far passare prima il messaggio e poi aiutare le candidate”.

Ritiene che le donne fatichino a decidere di scendere in campo?
“No, come gli uomini in questo momento ci stanno pensando. Le donne sicuramente sanno che se si mettono in lista dovranno faticare di più. Avranno un problema concreto di conciliabilità con la famiglia, maggiore rispetto a quello degli uomini, che vale per ogni attività che prendono al di fuori del solito. Poi ce n’è uno di visibilità, sappiamo che quando si decide di candidarsi, le donne si devono scontrare con degli stereotipi”.

Per esempio?
“Penso al Blick che, parlando della possibile candidata al Consiglio Federale Sutter ha deciso di fare un articolo sul suo rapporto con la moda. Basta con queste cose, è ora di finirla! Questo è uno. Invece di concentrarsi sul messaggio politico che una candidata porta, ci si ferma su questioni di natura estetica che non aggiungono nulla dal punto di vista elettorale”.

I partiti sono sensibili al tema?
“Va detto che i maggiori partiti, così come le élite economiche, sono guidati da uomini solitamente di una certa età, è più difficile per loro rendersi conto che cosa significhi per una donna la fatica, la visibilità, la necessità di farsi spazio per mostrare le sue capacità e idee. Abbiamo fatto un’azione, come Forum54 Donne elettrici, con delle raccomandazioni ai partiti su come affrontare la questione e la Commissione delle pari opportunità li ha contattati, come i Comuni, per parlarne. Ci sono partiti più o meno aperti, è una valutazione che ciascuno fa secondo le sue conoscenze. Altro non si può fare con loro, abbiamo pensato che fosse più importante parlare con la gente, in modo che loro ricevano indirettamente l’invito”.

Le liste del Governo rese note sinora hanno qualche donna, il PS addirittura due, cosa dire?
“Il rischio serio è di avere un’altra legislatura senza donne. Ma c’è meno possibilità che la società civile influenza la formazione delle liste per il Consiglio di Stato, mentre è diverso per il Gran Consiglio. E ci auguriamo che il trend della presenza femminile prosegua, nella legislatura che sta finendo c’è stato un record di donne, si costruiscono così una nuova consapevolezza e una nuova leadership nei partiti, spianando il terreno per arrivare al Governo. Intanto potremo magari avere due donne in Consiglio Federale… Ricordo che aderiamo anche a due progetti nazionali”.

Le lancio però una provocazione: parla di legislatura con il maggior numero di donne, di maggior democrazia con loro, ma non sono stati quattro anni positivi, è d’accordo?
“Le polemiche non sono certo venute dalle donne, non le hanno animate loro. Dal nostro punto di vista il fatto di aver avuto questo numero importante di elette e di aver sostenuto chi aveva sottoscritto la nostra agenda politica (tra cui ci sono anche parecchi uomini), è stata una buona legislatura. Sono stati effettuati molti progressi, anche attraverso gli atti parlamentari, qualcosa si è ottenuto. Presenteremo il bilancio a fine novembre e partiremo con la prossima agenda, a livello di pari opportunità erano diverse legislature che non si andava così bene”.

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