Politica
20.11.2018 - 11:330
Aggiornamento : 21.11.2018 - 16:21

Accordo fiscale, colpito e affondato! "Una telenovela gattopardesca, tutto cambia affinchè nulla cambi"

Due parlamentari lombardi hanno presentato una mozione che di fatto blocca l'accordo parafato e mai firmato. Chiesa interroga con urgenza il Consiglio Federale

BELLINZONA - Giovanni Currò (Como) e Niccolò Invidia (Varese):nomi che forse fino a poco fa dicevano poco ai ticinesi (Invidia è colui che ha innescato un botta e risposta su Bala i ratt), ma che potrebbero essere decisivi per bloccare definitivamente l’accordo parafato nel 2015 e non ancora firmato. I due deputati del Movimento 5 Stelle hanno presentato una mozione sul tema. 

“Così come è stato redatto e sottoscritto dalle due delegazioni non va bene, essendo troppo punitivo nei confronti dei frontalieri”, hanno detto. E il tempo di tre anni previsto per la firma sta per scadere. I due hanno anche presentato delle misure per capire che fine hanno fatto i 280 milioni di euro versati all’Inps in misura identica da frontalieri e datori di lavoro ticinesi che dovevano essere versati ai frontalieri e per togliere per i primi cinque mesi il tetto massimale che attualmente è di 1’200 euro mensili. 

Ma restando all’accordo fiscale, il rischio di naufragio a questo punto è forte. E Marco Chiesa inoltra un’interrogazione urgente al Consiglio Federale, con l’intento di avere una risposta già nella sezione invernale che inizierà il 26 novembre.

“In buona sostanza, dopo anni di negoziazione tra le parti, fiumi di parole, accuse e controaccuse, avanzate e retromarce, tutto rimarrebbe come è allo stato attuale. I frontalieri continueranno a pagare le imposte alla fonte in Svizzera e i Cantoni svizzeri continueranno a riversare i ristorni in Italia. Nelle casse ticinesi mancheranno almeno una dozzina di milioni supplementari e la tassa d’imposta dall’attuale 61,2 per cento non salirà dunque al 70 per cento. Siamo forse giunti alla fine di una telenovela gattopardesca dove tutto cambia affinché nulla cambi. E la Svizzera, zelante prima della classe, perde nuovamente la faccia o quanto meno i suoi negoziatori e la nostra classe politica non escono certo con risultati brillanti”, scrive, amaramente.

E chiede:

"1. Qual è lo stato del processo di sottoscrizione dell’accordo sui frontalieri?

2. Corrisponde al vero che l’accordo sui frontalieri è oramai sepolto e non vi è un barlume di speranza che possa entrare in vigore nei prossimi anni?

3. Qual è la valutazione complessiva del Consiglio federale in merito alla Roadmap stabilita con l’Italia? Vi sono forse ingenuità da attribuire alla nostra delegazione?

4. Quali vantaggi ha ottenuto il nostro Paese dall’Italia e quali contropartite ha effettivamente concesso la Svizzera nell’ambito della Roadmap?

5. Il Consiglio federale intende prendere delle iniziative nei confronti dell’Italia o si accontenta di subire le conseguenze delle scelte di Roma?

6. A suo tempo il Consiglio federale aveva rifiutato di immaginare una compensazione per il Canton Ticino in caso di una mancata sottoscrizione dell’accordo. Il mio Cantone rimarrà dunque con un pugno di mosche in mano?

7. Nella Roadmap si configurava anche l’accesso al mercato finanziario italiano. A che punto siamo su questo fronte? Gli operatori ticinesi possono sperare che a breve tale accesso sia sbloccato? Sono previste pressioni da parte Svizzera nei prossimi tempi affinché l’accesso sia garantito?"

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