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27.03.2023 - 13:350

Don Feliciani: “Democrazia, una parola che ci accomuna tutti. Ma cosa significa veramente?”

La riflessione dell’Arciprete di Chiasso a una settimana dalle elezioni: “Dal rapporto dell’uomo col Divino sono maturati i frutti di libertà, uguaglianza, giustizia, tolleranza, civiltà, che sono i valori essenziali del ‘governo del popolo'"

di Don Gianfranco Feliciani*

In una democrazia consolidata come quella svizzera si respira sovente aria di votazioni e di campagne elettorali.

In questi giorni saremo chiamati alle urne per il rinnovo dei poteri cantonali. Nella sfera politica ci differenziamo, ed è cosa legittima (ecco perché si vota), dentro un ventaglio molto ampio di appartenenze partitiche, di programmi, di idee, ma una parola chiave ci accomuna tutti: la parola “democrazia”. Essa costituisce talmente un punto di riferimento indiscutibile da essere menzionata e impugnata da tutti ma, alla fine, non si sa più bene da quanti venga messa veramente a fuoco.

La parola è di origine greca e significa “governo del popolo”. La gestione della politica, quindi, non è nelle mani di un uomo ritenuto di sangue blu (monarchia), o di un dominatore dispotico (tirannia), e neppure di famiglie che rivendicano diritti e privilegi particolari (oligarchia), ma nelle mani del popolo, o più realisticamente, nelle mani di uomini e donne liberamente designati ad attuare le decisioni del popolo. Ma è necessario, a questo punto, precisare ulteriormente.

Il termine “popolo” non va inteso in maniera astratta o massificata, ma come l’insieme di tanti singoli individui. È l’uomo, visto nella sua dignità, nella sua componente fisica, psicologica, spirituale, nei suoi diritti e doveri, a costituire in democrazia il valore primario e assoluto. L’uomo in se stesso, che vale prima di tutto per quello che “è”, e non per quello che “ha”.

Il discorso va al di là del fatto puramente economico e fisico e si fa filosofico, psicologico, morale e… religioso, nel senso più ampio. La nozione di democrazia è indissolubilmente legata a quella specifica visione dell’uomo che affonda le sue radici nella filosofia greca e nel pensiero giudeo-cristiano. La Grecia antica ha concepito l’uomo nell’orizzonte della “trascendenza”, cioè a partire dal suo rapporto con il divino, e il cristianesimo ha specificato questo rapporto alla luce di Gesù di Nazaret e del suo Vangelo.

Da questo terreno sono maturati quei frutti di libertà, di uguaglianza, di giustizia, di tolleranza, di civiltà, che costituiscono i valori essenziali della democrazia. Valori che anche l’Illuminismo, pur dentro un progressivo allontanamento dalla realtà religiosa, ha senz’altro fatto suoi.

Abbiamo tutti il diritto di essere fieri della democrazia della nostra Svizzera (la più antica del mondo), ma abbiamo anche il dovere di non scordare da quali radici è germogliata. Ai nostri giorni, proprio perché confrontati con sfide formidabili, diventa sempre più urgente risalire “a monte” delle grandi questioni, per cercare di scoprire la chiave capace di affrontare i problemi al tappeto e di aprire nuovi spazi di progresso e di civiltà.

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