Don Feliciani commenta le dimissioni del direttore del Centro antiterrorismo USA e il no di Berna al sorvolo di aerei militari da ricognizione statunitensi

di Don Gianfranco Feliciani
Due notizie incoraggianti riportate in questi giorni dalla stampa…
Joe Kent, un nome che forse in pochi conoscono, ma che oggi rappresenta qualcosa di enorme. Kent era il direttore del Centro antiterrorismo degli Stati Uniti. Un uomo vicino a Trump, un fedelissimo. Eppure ha fatto qualcosa che in pochissimi hanno avuto il coraggio di fare: si è dimesso.
Non per convenienza, ma per coscienza. Ha scelto di abbandonare il suo incarico come atto di condanna totale contro quella che ha definito una guerra illegale: la guerra dell’amministrazione Trump, insieme a Israele, contro l’Iran.
Le sue parole sono pesanti come macigni: “In coscienza non posso sostenere una guerra contro un Paese che non rappresentava alcuna minaccia imminente per la nostra nazione... Questa guerra è stata avviata anche a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”.
Un colpo durissimo, perché non arriva da un oppositore: arriva da uno dei loro. Eppure proprio lui ha detto basta. Ha visto il limite e ha scelto di non superarlo.
Kent ha avuto coraggio, ha avuto dignità e soprattutto ha fatto ciò che molti, troppi, non hanno fatto. Ha scelto di non restare in silenzio. E proprio per questo il suo gesto pesa più di mille discorsi. Perché quando anche i fedelissimi iniziano a dissociarsi, vuol dire che qualcosa davvero sta crollando.
Ma c’è ancora qualcun altro che ha detto no. La Svizzera ha rifiutato ufficialmente a Trump la richiesta di sorvolo per due aerei militari da ricognizione statunitensi utilizzati nelle operazioni legate alla guerra in Iran.
Una decisione netta. Il Consiglio federale ha spiegato chiaramente che la neutralità del nostro Paese vieta il sorvolo dello spazio aereo da parte di Stati coinvolti in un conflitto, quando il volo è legato a operazioni belliche. In altre parole: se siete in guerra, non potete usare la Svizzera come corridoio militare.
Una posizione che richiama un principio storico della nostra Svizzera, pilastro della nostra politica estera da oltre un secolo.
Dice Gesù nel Vangelo: “Sia il vostro parlare: ‘Sì, sì’, ‘No, no’; il di più viene dal Maligno” (Matteo 5,37).