IL BLOG DI DON GIANFRANCO
Il Dio americano della guerra non è quello dei cristiani
Don Feliciani: "Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth, esaltando la “schiacciante vittoria in corso” in Iran, ha citato la Bibbia..."

di Don Gianfranco Feliciani

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth, esaltando la “schiacciante vittoria in corso” nella guerra in Iran, ha citato la Bibbia: “Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia” (Salmo 144,1).

Noi cristiani reagiamo con sconcerto all’idea che si possa fare la guerra in nome di Dio. È una bestemmia. Eppure quel passo è davvero scritto nella Bibbia. Il problema è come lo si legge. La Scrittura va interpretata correttamente, non piegata a proprio uso e consumo. Un approccio privo di testo, di contesto e di senso critico non può che condurre a conclusioni aberranti e pericolose.

Quella proposta dal Segretario alla Difesa – o, come qualcuno oggi la definisce, “alla Guerra” – e dall’entourage di Donald Trump è la cosiddetta interpretazione fondamentalista. Una lettura rifiutata dalle Chiese cristiane e da buona parte dell’Ebraismo, ma che purtroppo riemerge nei momenti di crisi, alimentata da passioni politiche e tensioni violente.

Le pagine della Bibbia costituiscono un racconto complesso, che richiede discernimento, non un semplice resoconto storico nel senso moderno del termine. E, soprattutto, non rappresentano un invito a imitare quanto narrato. Anche per l’Ebraismo, infatti, i testi biblici non sono manuali operativi, ma percorsi da interpretare.

Per i cristiani, poi, la chiave di lettura decisiva è Gesù Cristo, compimento della Rivelazione. Le pagine dell’Antico Testamento vanno sempre comprese alla luce del suo insegnamento, che rifiuta in modo categorico la violenza e l’odio verso il nemico.

Gesù di Nazaret pronuncia un “No” definitivo alla violenza. A essa non oppone semplicemente la non-violenza, ma il perdono. Dopo di lui, ogni forma di violenza perde ogni legittimità religiosa: non può più richiamarsi a Dio né rivendicarne l’autorità.

All’inizio della Settimana Santa, nelle chiese si rilegge la Passione e morte di Gesù. È lì che si manifesta la vera potenza di Dio: non nella forza, ma nell’amore. Non nella vittoria militare, ma nel perdono offerto a tutti.

Una verità che contraddice radicalmente la logica di chi esalta la guerra. Ma è proprio questa verità, quella di Gesù, l’unica via possibile alla pace.
 
 
 

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