Sport
15.01.2018 - 15:150
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

La furia dell'Ambrì, "disordini premeditati da un gruppo proveniente da Losanna, Ticino e Germania. Condanniamo anche l'immaturità dei nostri tifosi"

Il club biancoblu ha sporto denuncia contro ignoti per quanto accaduto ieri alla Valascia, si costituisce parte civile e assicura collaborazione per identificare i facinorosi. Ma non risparmia critiche ai suoi ultrà, "chiaramente caduti nella trappola della provocazione"

AMBRI - L'Ambrì condanna "senza mezzi termini i disordini che hanno fatto seguito alla partita di domenica 14 gennaio contro l’HC Losanna", ritiene che siano stati premeditati (con la collaborazione anche di alcuni ticinesi, non viene detto ma probabilmente si pensa a tifosi del Lugano, gemellati col Losanna) ma non risparmia nemmeno i suoi fans.

"Disordini che non hanno nulla a che vedere con lo sport e nemmeno con la tifoseria, ma che sono stati premeditati da un gruppo organizzato di una sessantina di facinorosi provenienti in parte da Losanna, ma anche dal Ticino e dalla Germania, in grado di superare il dispositivo di sicurezza previsto all’origine per una partita ritenuta dalla Polizia e dalla Federazione a medio rischio", si legge nella nota.

"Condanniamo anche l’immaturità dimostrata da una parte della propria tifoseria organizzata, chiaramente caduta nella trappola della provocazione del gruppo citato, alla quale ha reagito ben oltre i limiti che il buon senso impone, prima ancora della legge".

La società chiede scusa al pubblico presente, in particolare alle famiglie, e già sin d'ora spiega che le due partite all'anno in programma la domenica pomeriggio, cui assistono scolaresche e giovanissimi, non avranno più la presenza dei tifosi ospiti.

Verrà rafforzato l'apparato di sicurezza, ma questo episodio non finsice sicuramente qui, poichè i biancoblu "assicurano la massima collaborazione alle forze dell’ordine per l’identificazione dei facinorosi e si augura che vengano severamente puniti" ed hanno sporto denuncia contro ignoti, costituendosi sin d’ora accusatore privato in quanto parte lesa.

"Lo sport e la società civile non possono e non devono cedere davanti all’idiozia, all’arroganza e alla violenza di una minoranza di esaltati!", termina la nota.

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