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08.04.2018 - 16:300
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Il magic moment dell'hockey ticinese. L'Ambrì brinda al progetto ticinese e aspetta la nuova pista, il Lugano vola in finale. Peccato che nel calcio...

L'ultima Montanara è stata una festa in Leventina: la compagine biancoblu ha risolto la prativa salvezza senza eccessivi patemi, questa volta una retrocessione sarebbe costata ancor più cara del solito. I bianconeri eliminano il Bienne dopo quattro vittorie consecutive, con grande carattere

LUGANO/AMBRÌ – Quando si suona la Montanara per l’ultima volta, alla Valascia in realtà è una festa. Perché l’Ambrì non è stato eliminato, anzi, ha vinto il suo campionato, salvandosi senza nemmeno troppi patemi d’animo. A Lugano, invece, si festeggia e si gioisce: per la seconda volta in tre anni, è finale.

L’hockey ticinese vive il suo magic moment, alcuni giorni di gloria. Entrambe le sue squadre, rivalissime ma in fondo unite, perché senza l’una o l’altra non ci sarebbe la mania dei derby, hanno ottenuto quel che volevano. A dire il vero, per il Lugano la grande sfida comincia ora, però già essersi qualificati in finale, dopo essere stato sotto di due partite nella serie col Bienne. Ha avuto carattere, la squadra di Ireland. Non si è scomposta, dopo l’inizio difficile, ed ha smentito chi già preconizzava la fine della serie in poche partite. Ha infilato quattro vittorie filate, chiudendo la pratica addirittura in anticipo, come nei quarti. Ora affronterà lo Zurigo.

Si diceva dell’Ambrì. La compagine leventinese ha cominciato un nuovo corso, tutto ticinese, con Cereda in panchina e Duca in cabina di regia come direttore sportivo, due ex che dal ghiaccio si mettevano alla guida. Ogni anno si ha la consapevolezza che una retrocessione potrebbe costare cara, che risalire sarebbe difficile, che il miracolo bianco blu potrebbe terminare. E ogni stagione i fans sanno vivere con quell’acqua alla gola, fino all’ultimo respiro. Questa volta, la posta in gioco era ancora più alta, e si chiamava nuova Valascia. Da anni se ne parla, adesso si sta arrivando a chiedere i finanziamenti. Però, a che cosa sarebbe servita una posta nuova di zecca, tanto discussa, tanto desiderata, con l’Ambrì relegato in Serie B?

La salvezza era determinante, una volta di più. Il progetto ticinese non poteva fallire, e non lo ha fatto.
Il Lugano ora si può giocare il titolo, per riscattare la sconfitta col Berna in finale di due stagioni fa. Qui è più difficile parlare di progetto ticinese, spesso si sa che chi punta in alto difficilmente può farlo con i “local”, sarebbe come provare a vincere la Super League col Team Ticino, per usare un paragone calcistico: anche il Chiasso, che punta alla salvezza e sui giovani, ha dovuto fare qualche delega. Però se si pensa che a imperversare nell’ultima partita della semifinale è stato Alessio Bertaggia, “il Bertaggino”, figlio d’arte di un giocatore amato dalle parti della Resega, qualcosa c’è. E c’è una presidentessa made in Ticino, rappresentante di una famiglia che ha sempre fatto dell’amore per il disco su ghiaccio un filo conduttore, spendendo per il Lugano, permettendogli di essere dov’è. Cioè, in finale.

Il Ticino hockeistico si dividerà? Una squadra campione, con l’altra salva in modo abbastanza tranquillo, darebbe un certo lustro al nostro Cantone. però il tifo si sa è irrazionale, e qualche leventinese tiferà Zurigo, anche se meno sono i bianconeri che volevano la retrocessione, perché senza il derby non vale. Poco importa, comunque. Il Ticino vivrà settimane di passione, in ogni caso.

Dunque, festeggia l’hockey. Sarebbe bello se si  potesse farlo anche nel calcio. Non è il periodo: di soldi ce ne sono pochi, i risultati stentano ad arrivare, il pubblico non c’è, o almeno non come nell’hockey. Ed è difficile trovare una famiglia Mantegazza o gente appassionata pronta, quando serve, a metterci del suo. Se nell’hockey il Ticino è rispettato, d’altronde rappresenta una fetta importante del torneo, nel pallone non è sempre la stessa cosa. Sarebbe bello esultare sul ghiaccio e sul terreno verde.

Per il momento, accontentiamoci del ghiaccio. E che il titolo torni alla Resega!
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