Svizzera
04.02.2017 - 17:150
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

Marco Chiesa, un'idea per far sì che i frontalieri "fruttino" 40 milioni al Ticino

Il Consigliere Nazionale vorrebbe far pagare 50 franchi mensili per il permesso G. Ma prima deve far cambiare un articolo della legge federale sugli stranieri. In esclusiva ci racconta la sua proposta

BELLINZONA - In Gran Bretagna, qualcuno proponeva di mettere una tassa di 100 sterline su ogni lavoratore proveniente dall'UE. Il ragionamento, per molti, era scattato spontaneo: ma se il Ticino tassasse i frontalieri, quanto incasserebbe? Marco Chiesa, Consigliere Nazionale dell'UDC, sta lavorando per far sì che il Canton Ticino possa aumentare il prezzo dei permessi di lavoro per gli stranieri, ma per arrivare a una proposta simile l'iter è lungo. Il democentrista parla in esclusiva a TicinoLibero della sua idea e di come dovrà procedere. La tassa britannica è stata un'ispirazione? Il concetto del pagamento di un permesso sotto forma di tassa è stato evocato sia in Gran Bretagna sia a suo tempo da alcuni deputati ticinesi, penso a Paolo Pamini e a Tiziano Galeazzi. Proprio ieri poi anche Marine Le Pen accennava a questa proposta. Non ho fatto dunque nient'altro che approfondire il tema studiando la nostra legislazione federale. Ora é il momento di formulare una soluzione concreta con un'iniziativa che vada in quella direzione». Dunque, qual è la sua proposta, in termini concreti? «La mia proposta è di far sì che i Cantoni possano decidere in modo autonomo i costi massimi dei permessi per stranieri, che al momento, secondo l'articolo 123 della legge sugli stranieri, sono di competenza della Confederazione. É necessario dunque modificare questa base legale, cancellando di fatto la competenza del Consiglio federale sugli emolumenti cantonali. Ritengo che vi sia in gioco anche il nostro federalismo.». Una volta ottenuto questo, che cosa significherebbe? «Passasse questo principio, ogni Cantone potrà confermare o ridefinire i montanti che ritiene congrui e adeguati per rilasciare un permesso per stranieri». Che prezzo stabilirebbe per i permessi rilasciati in Ticino? «Sono convinto sia necessario sganciarsi dalla logica che il rilascio del permesso di lavoro sia solamente legato al costo della prestazione burocratica. Nella legge federale si dice che si può far pagare solo il costo amministrativo di chi rilascia fisicamente il permesso. Invece il suo rilascio, in un'ottica cantonale, comporta un costo per la società diversa, in funzione della pressione esercitata sulle infrastrutture, dello smog generato dal traffico veicolare, dell'impatto sul mercato del lavoro, della disoccupazione e dell'effetto di sostituzione. Ebbene, tirate le somme di questi costi indotti, io non mi scandalizzerei se il Ticino chiedesse un importo medio per esempio di 50 franchi al mese per i permessi per frontalieri. E non mi scandalizzerei se si modulassero in funzione dei bisogni dell'economia. Ossia meno cari laddove non vi sono risorse indigene e più cari dove vi sono lavoratori ticinesi disponibili. Dal momento in cui gli importi massimi vengono a decadere, è il Cantone a stabilire quanto far pagare un permesso G. A quel momento, ci vorrebbe una riflessione cantonale». Facendo due calcoli, che somma potrebbe guadagnare il Cantone? «Se per ipotesi applicassimo 50 franchi al mese visti i numeri in gioco il Cantone potrebbe mettere a preventivo un apporto di poco meno di 40 milioni annui, da usare per migliorare e rinnovare le nostre infrastrutture, da investire nel contesto sociale, nella formazione e più in generale in favore dei cittadini del nostro Cantone. La somma di 50 franchi al mese probabilmente non avrà un effetto deterrente, dunque il suo scopo è fare in modo che il Cantone possa incassare una determinata cifra, giusto? «Come l'aumento del moltiplicatore dei frontalieri al 100%, oggi realtà, l'aumento del costo del permesso permetterà al Cantone di incassare un importo estremamente consistente per le nostre finanze pubbliche da investire nelle politiche sociali che ci stanno a cuore. E renderà comunque sensibilmente più caro far capo a lavoratori stranieri laddove vi sono lavoratori residenti disponibili». Che avversari pensa di incontrare lungo l'iter per realizzare questa idea? Con ogni probabilità, all'UE non piacerà... «Sul cammino di questa proposta troverò come avversari degli esperti nel campo del diritto e tutti quelli che a priori esclamano "non si può fare", spesso si tratta di coloro che preferiscono strizzare l'occhio all'Europa piuttosto che ai cittadini svizzeri. Si griderà alla discriminazione.  Penso al PS? Non solo, basti guardare chi ha votato contro il 9 febbraio, per cui tutti tranne l'UDC... Chiederò però a tutti i colleghi in Consiglio Nazionale, non solo i ticinesi, di sostenere questo federalismo, essendo in ogni caso qualcosa che può tornar utile a ogni cantone, poiché ritengo che siano i Cantoni a dover decidere in merito. Ovviamente, domanderò il sostegno a tutta la deputazione ticinese».
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